domenica 14 gennaio 2018

Almeno un po'

Siamo stati felici come bambini incontrando questo apparire fugace di autunno inverno (temperature e accumuli erano quelli di una timida nevicata autunnale). Quello della magia bianca del freddo e dell'acqua che diventa solida. Dello stringere i denti per il vani opporsi dell'anca, in fine ha dovuto rinunciare alla sua opposizione, abbandonarsi alla luce, alla grande bellezza. Anzi, l'esercitarla, col camminare, paradossalmente, le ha fatto bene.
Avevamo faticato a venir via da quel giardino di donne splendide e con la grazia in corpo, da quel cuore pulsante, la Milonga Sì che sempre scalda e fa battere all'impazzata il mio cuore. Tre ore e mezza di sonno e via. Verso l'inverno amore nostro, come bambini felici.
Del gruppetto di sette siamo rimasti solo _zzz e io, quell'erto ha spaventato gli altri. In qualche modo a ragione, perché per cinque soli metri, cinque metri, quelli sotto la piccola cresta della vetta, _zzz li ha tentati, con i suoi ramponcini a maglia troppo leggeri, senza riuscirci. Avevo portato in vetta anche il suo zaino, per tentare di alleggerirlo, ma non è stato sufficiente. Un paio di foto dall'alto e poi in giù, stavano arrivando le nuvole. Siamo passati dal colore al bianco e nero.
Siamo riscesi nell'incanto dei cristalli, dei merletti, felici di camminare nel bianco, con la nostra micri esperienza di alpinismo invernale. Almeno un po', per quel che si potè.
Dagli amori tre minuti ai merletti del freddo, al respiro passo dopo passo, su, verso la vetta.



























sabato 13 gennaio 2018

Quanti anni ancora?

Quanti anni balleremo ancora?
Vedi, orsone, quella domanda di _civa ti gira nella testa. Ancora. Una volta, gli anni "Hi Energy" della house calda martellante e suadente, dei goa, dei rave tekno, delle danze dell'Ottocento, delle tammurriate, della rumba e del son, delle pizziche, ti consumavi di gioia e danza. Un po' alla volta, un po' ogni volta.
La questione, semplicemente, non si poneva. Non si medita quando cavalchi, a pelo, il purosangue dell'irruenza, della forza, solo la passione riesce a condurlo.
La coxartrite alla testa del femore è la malattia... dei danzatori. Sono giorni che la tua anca sinistra è peggiorata. Ancora.
Ti senti storto, sei, storto. Il corpo cerca di compensare.
Ora sei seduto in un treno vuoto, verso la milonga, ce la farai oggi?
Prima o poi... Prima o poi dovrai farti operare. Poi, ancora più in là, arriverà il tempo in cui gli abbracci saranno sempre più pacati e i firulete un ricordo. Come quei due vecchi, sabato, che ballavano, abbracciati pacatamente, quel tango, lentamente.
Ogni volta, ogni gioia e danza, è un passo in più, un passo in meno che resta.
Quanti anni danzerai, ancora?

giovedì 11 gennaio 2018

Avventurarsi nella vita

Abbiamo passato buoni giorni nelle nostre ferie natalizie, UnRagazzo e io. Ferie perché, a parte quasi tre giorni di visita ai nonni/veci in Lombardia, siamo rimasti nell'ameno paesello sugli Appennini.
Amo le cose semplici, quotidiane, come decidere cosa mangiare, fare la spesa, anche cucinare insieme, visto che il “pupo” è stato contaminato dalla passione per la cucina del suo papi. Abbiamo vissuto anche qualche scazzo ma penso che sia fisiologico: io cerco di fornire SEMPRE  una spiegazione, il più razionale possibile, nelle mie richieste o nei miei dinieghi, spiegando il perché, i perché. Solo che, spesso, non è affatto una questione di raziocinio ma solo di affermazione – del tutto fisiologica per un adolescente – del proprio ego e, per me, di conferma del mio (anche gli orsoni nel loro ispido hanno un ego).
Ieri l'ho visto infervorato nella preparazione del regalo per il diciottesimo compleanno di _zzzino, oggi: un album con centinaia di foto delle decine e decine di avventure  vissute in quattro maschi, ora quattro uomini. Bimbi piccolini che camminavano, facevano lotta gioco, si arrampicavano, si tuffavano, esploravano vette e si polleggiavano su falesie deserte, ridevano per gli scherzi e le burle di un pagliaccio invitato per una festa di compleanno, sbuffavano, sudati, per il salire con le ciaspole sul bianco nel blu, pedalavano per lande e fiumi stranieri.
Mi intenerisce vedere quell'impegno fortissimo – è rimasto su fino a tardi – del bipede. Io non ho alcuna cultura dei regali, non li faccio, non li voglio; cerco di prendermi attenzione delle persone care durante l'anno, con gesti frequenti, meno celebrati. Già i loro diciotto anni. Sarà più difficile ora comunicare in quel modo il mio affetto, il mio voler loro bene, perché essi sono avviati sulla loro strada, già da tempo non ci sono più le uscite in montagna, nella natura insieme. Questo mi porta un po' di malinconia ma è parte della vita, della vita bella  e sana proprio perché cosi. Uomini, spero vir-ili, forti e saggi, passionali e razionali, scienza e arte, che si avventurano nella vita.

Vedo che una certa strettezza economica lo ha spinto verso la creatività. Ormai sono entrato da un pezzo nella maturità, sono meno testosteronico e così mi commuovo. Vivo questo paradosso (che non lo è affatto) del togliere che educa, del "meno è meglio".
Ho i miei rimorsi per non riuscire ad essere stato più severo con alcune cose che io reputo, con scienza e conoscenza, deleterie come 'sta merda dello spippolamento e del virtuale sempre_ovunque. Però vedo qualche risultato e questo mi consola. Le foreste crescono in silenzio, ci sono alberi forti e robusti che hanno qualche ramo o parte del tronco con qualche strana curvatura.

martedì 9 gennaio 2018

La lezione del freddo

Domenica, in quella città tiepida, c'era 'na politglia nerastra, "acqua umida", sale, polvere di asfalto. Stamani c'era nebbia anche lassù a casa mia, un caldo marcio, quasi afoso.
_zzz mi ha regalato "La lezione del freddo", tra narrazione e saggistica sulla vita quotidiana nel freddo. Quello che ti richiede di pensare cosa fare quando una bimba lecca un tubo di metallo e vi rimane  attaccata con la lingua congelata su esso.
Il freddo sta sparendo, nella serra. Sparisce, con esso, anche la meditazione, le lezioni, l'estetica, la cultura del freddo.
L'autore, filosofo delle scienze, osserva questo mondo che non ci sarà più e si pone alcune questioni generali (sebbene, per l'ennesima volta, la causa numero zero della distruzione del pianeta, dell'ecocidio dell'antropocene, l'esplosione demografica, Il Tabù, non venga neppure accennata).
Nel New Hampshire c'è ancora una dimensione selvatica, una dimensione naturale, che diventa un dispositivo non ignorabile dagli esseri umani. In quei boschi enormi, in certe condizioni, un banale contrattempo o incidente può diventare fatale. Rispetto all'artificiale patologico (della conurbazione continua europea) questo obbliga l'Uomo a pensare, a essere intelligente. Il civismo di quelle comunità è uno dei frutti deliziosi di una natura asperrima, arcigna.
Ai tabù della liquidità contemporanea (buio, silenzio, digiuno, ozio) possiamo aggiungere ora anche il freddo. E' proprio il freddo che rende evidenti cretinismo e idiozia diffusi quando esso appare nelle nostre città di ebeti artificializzati, condizionati.
Un saggio ameno su un grande mentore, il freddo, e sulla filosofia che sparisce con esso.

La lezione del freddo
Roberto Casati
Einaudi

lunedì 8 gennaio 2018

Uno cielo e terra e acqua

Dai tetti in coppi di piccole dimore, muri di coccio sberciati dal tempo, sbucavano comignoli in mattoni, a volte con un tentativo di architettura con una certa grazia. Non erano case di signori ma, anche nella povertà, c'era un anelito alla bellezza, apparentemente inutile (la bellezza può essere inutile?) come quella dei comignoli in mattoni.
Ancora fumavano, alla base del camino c'era un focolare, una stufa e il calore delle fiamme, la loro musica porta piacere e conforto a corpi, anime, menti. Immagina una bella cucina economica e la cucina ancora odorosa di bolliti, di polenta, con un piccolo Lied olfattivo cantato da una buona salsa verde o da un risotto ai saltarei o alla zucca.
Eravamo scesi dall'argine maestro. Io ero incantato da questo ampio paradiso: spazio, spazio e ancora spazio col Grande Fiume ora pacifico con le tracce di piene cattive. Pioppi e salici, edera e canne, campi e vista che si amplia, terre grasse e canali umidi, verdi mille e grigi mille. Lo spazio ti espande l'anima e il silenzio è il suo canto. Gli infiniti toni di grigio con i quali a ponente e a oriente il Po si fondeva col cielo, la foschia quasi nebbia, rappresentano il paradosso ottico di un confine che sa di infinito. Ho sempre adorato le tracce residuali di ambienti padani, fluviali che resistono alla bruttezza con l'arroganza di presunta efficienza della contemporaneità.
Anche in quei luoghi vicino al fiume la vita si intrecciava con la morte, per miserie, per il travaglio di lavoro o parti, per la fragilità dell'esistenza.
L'argine maestro è alto una quindicina di metri almeno sul piano di campagna. Vedi tutto da lassù. Siamo scesi e infilati in una piccola chiesina, dedicata al patrono dei pellegrini. Una piccola chiesa del Seicento, con una sua grazia. Già la porta aperta, in quel deserto umano, stranisce. Nel silenzio c'era un signore che pregava. Osservavo una sorta di felicità sul suo volto quando iniziò, come... un fiume in piena, a raccontarci di restauri, campane, affreschi ritrovati. Qualcuno che visitava il tempio remoto a lui così caro... chissà cosa avrebbe pensato il pio anziano se gli avessi anche solo accennato ai nostri piaceri sodomitici della mattina, alla nostra lussuria portata al massimo. Già, questi corpi che portano al sacro così vituperati e insozzati da quella morale.
Poi? Via in bici, ancora. Siamo scesi dall'argine in "Esso". C'era uno stretto sentiero che fendeva un muraglia di rovi. Sulle rive c'era ancora la palta azzurrognola (delle infernali argille plioceniche dell'Appennino) dell'ultima alluvione emiliana. L'acqua grigiazzurrina sembrava immobile ma solo qualche metro più in là si osservava una certa velocità che suggeriva profondità oscure, gorghi e forza inquietanti.
Ho toccato l'acqua lì dove cielo e terra diventano uno, finito e infinito.

(_civa)

venerdì 5 gennaio 2018

Bello, faticoso

Ieri sera, questa mattina... scrivo piano... mi sono trovato a pensare e desiderare _civa. Non è un desiderio sessuale (quello in treno, ad esempio, ieri) ma di stare insieme, bene.
Il luculliano banchetto di San Silvestro e Capodanno, ore e ore di sesso esagerato soave, tenero, profondo, gioioso, voluttuoso, creativo, semplice, brutale, intimo, sussurrato, urlato, poetato, muto devono aver creato fiotti di ossitocina.
I tantrici hanno ragione quando dicono che l'unione del maschile e del femminile (Ardhanarisvara) è divina e divinatoria. Ma non è una favola così semplice. Si è destato un demone e ora, sul treno, in strada, sono tornato a vedere femmine belle, sexy, a immaginarle in voluttà, abbandono e a desiderarle con concupiscenza.
Molto bello. Anche molto faticoso.


giovedì 4 gennaio 2018

Antipolitica delle decisioni assurde - 11

(Antipolitica delle decisioni assurde - 10)

Stavo ascoltando la radio

Per l'acquisto di prodotti ortofrutticoli...
blablablablablablablablablabla
   Quante minchiate, l'USA&getta è intrinsecamente antiecologico, ma che raccontano questi...
blablablablablablablablablabla
blablablablablablablablablabla
   Questi tentano di riformare la merda, per dirla alla Grillo...
blablablablablablablablablabla
blablablabla e, secondo la nuova legge, vigerà, per motivi igienici, il divieto di riutilizzare i nuovi sacchetti.
   Eh!? Il divieto di riutilizzo!?!?
blablablablablablablablablabla

Per quale accidente di motivo non potranno essere riutilizzati i sacchetti per motivi igienici? Una porta a casa tre broccoli che sono oggetti notoriamente immondi e poi, per motivi igienici,  non potrà metterci dentro due sedani rapa, no!? Beh, uno pensa che questi siano presi, nella miglior tradizione securitaria, di ipernormazione, dalla fregola di migliorare (?) il peggio che hanno appena prodotto.
Poi giri un poco la rete e vieni a sapere che l'imprenditrice della società che detiene l'80% del mercato di questi sacchetti bazzica il PD e la Leopolda, tale Catia Bastioli, amministratrice delegata della Novamont, guarda caso anche con le mani in pasta nel mercato elettrico, come presidente di Terna.
Mah vah!?
Nota: la merda non si può riformare. Io sono radicale e vado alla radice problema: l'USA&getta è una delle peggiori cose, dal punto di vista ecologico. Dai mercati contadini io acquisto senza plastica, prodotti migliori, senza alcun sacchetto. Altrove hanno altri sistemi basati sul riuso.
Questa del divieto del riuso per motivi igienici è veramente la merda della merda.

Ma questa è poco. Come scrissi in passato, i kompagni non hanno alcuna intenzione di intervenire nell'aberrante mercato elettrico italiano (con dei fantastici risultati per voi anche per il 2018).
La vedete questa fotina? (prego, notare l'ovvio, ovvero che se una squadra di pallacanestro la farcisci di nani e monchi e scarsoni essa andrà peggio e non meglio come ti catechizzano da mane a sera). Prego, prendere nota: Oliviero Toscani e Benetton, nuova campagna di razzismo anti... Ah, già, i kompagni. Dunque, l'aumento medio delle autostrade, nel 2018, sarà del 2.74%. Uno o due anni fa sentii Oscar Giannino imprecare furiosamente, a Radio 24, contro la secretazione dei piani finanziari delle concessioni autostradali. I (post)comunisti, il secondo governo D'Alema, nel 1999 - 2000, eseguirono la "privatizzazione all'italiana", la svendita delle autostrade a dei privati. A privati compagnamici. A spese dei paesani e dei cittadini che hanno pagato, con le loro tasse, la realizzazione delle autostrade. A titolo di misura, un tratto da queste parti è passato, dal 1998 ad oggi, da 900 Lit a 1,70€, circa 3.6 volte tanto.

"Il sistema ha due difetti fondamentali: primo è il dato di partenza, ossia è stato regolamentato l’incremento delle tariffe ma si sono prese per buone le tariffe esistenti all'epoca, quando il capitale investito da queste concessionarie era bassissimo, quindi senza tenere conto del fatto che queste già avevano un livello di profittabilità assolutamente ingiustificato."

Chi è il principale gruppo privato che gestisce le autostrade in Italia? I Benetton. Sì i Benetton sui quali erano stati puntati i riflettori quando venne giù quella fabbrica bengalese con dentro le schiave operaie, scoprendo che il gruppo veneto si fa produrre vestiti in Bangladesh (rivendendoli a prezzi italiani, europei, in Italia, in Europa) da quelle schiave operaie. I neo soviet capitalisti.
Poi c'è il pseudo intellettuale per sciocchi, l'Oliviero Toscani. E' il militante progressista radical chic della catechesi per cretini, sull'ugualizzazione, sul progresso fantastico di avere una squadra di basket di nani, monchi e scarsoni (a tue spese e contro di te, i tuoi figli inferiori, meschini) e te la inculca con le fotine giulive per giocondi da mane a sera. I neo soviet e i gli intellettualini militanti per cretini.

Il progresso, i kompagni e la lotta al capitalismo brutto cattivo cacca diavolo, i proletari e l'uguaglianza, le classi subalterne, idirittideipoveridelterzomondo, più green e arcobaleni per tutti. Essi affermano di essere i migliori. Anzi, di più... , i più migliori!
Già.

[aggiornamento]
Poi scopro (qui):

"I nuovi sacchetti dovranno essere composti da materiali biodegradabili per il 40 per cento, che diventerà 50 per cento dal primo gennaio 2020 e 60 per cento dal primo gennaio 2021".

Da mettere nei rifiuti organici... ovvero come impestare di plastica persino il compost da rifiuti organici urbani, come se non fossero già pieni di plastica ora, e di farlo "secondo legge" il cui scopo sarebbe quello di ridurre la dispersione nell'ambiente della plastica.
Un green washing decisamente più migliore. Già.