giovedì 25 agosto 2016

Al ristorante con un panino



Allora, come stai?
Avbevo aspettato qualche secondo e poi... ho pensato che non fosse più il caso di nascondere la realtà.
Andare in milonga con il partner è come andare al ristorante con un panino. No, stasera non mi sono divertito con te, in milonga.

Martedì ho un po' strapazzato _mlero. Ci è rimasta male. Arriviamo al punto da due posizioni agli antipodi: ella, da quando balla tango e specie nell'ultimo anno, in milonga quasi sempre in coppia col partner, io, da cinque anni, in milonga da solo o con amici, qualche volta con un'amica.

Cosa vuol dire che ti rompi?
Che ci sono interazioni sottili che mi pesano.
Cosa cazzo stai dicendo... impossibile. Fammi qualche esempio.
Ci ho pensato su un po' prima di risponderle.

Con gli amici parlo di femmine, di come è o sarebbe quella o quell'altra, quella che fica e quell'altra che sesso.
Arrivo  con te e poi c'è 'sta cosa che la prima coppia di tanda la "dobbiamo" ballare noi due o no?
Eri seduta da sola, avevi freddo, io avevo voglia di ballare con quella ma poi mica la posso lasciare te al freddo da sola e altre pare del genere.
Non sto seduto, scelgo, ballo, se ho voglia con chi ho voglia.

Certo, ognuna di queste tessere del mosaico sembra possa avere una soluzione ma il mosaico non mi piace.
A pranzo siamo stati bene pochi minuti fa, in quella mensa lavorativa a conduzione famigliare così emiliana e saporita, con il menù che varia per giorno settimanale e rimane quello con piccole variazioni di stagione. Sorrisi e baci.

Ti devo far vedere una vignetta (Charlie e Mafalda)
C - Voi donne avete una memoria fenomenale
M - No siete voi maschi che fate della cazzate indimenticabili.

Beh, _mlero, io non ti ho scelto perché eri una tanghera ma per tutto il resto. Ci sono migliaia di tanghere meglio di te ma io non sono con loro, sono con te. Tango e coppia sono due cose diverse. Come sono diverse le percezioni! Durante la discussione di martedì notte s mercoledì mi aveva detto - sì, avevo pensato di studiare a settembre con te visto che siamo insieme.

mercoledì 24 agosto 2016

Padoan, sinistra al caviale



Ecco un'altra della sinistra al caviale, la figlia di Padoan, una rampolla di banchieri che protesta a fianco degli invasori. fa l'accoglientista con le vite degli altri, volendo innestare nei quartieri di non milionari moltitudini di xeno incompatibili e aggressivi con l'organismo innestato, accoglientizzato. Ecco, un'altra delle castalie sinistranti che stanno lavorando allo sfascio italiano ed europeo.

Non serve essere strateghi di qualche istitutone di internescional intelligens per capire che tutto ciò sta portando e porterà a conflitti sempre più estesi e gravi. Guerra civile è vecchio e improprio, guerra etnica è politicamente scorretto.
Ma, gentili tranquillisti, non sono io a essere pessimista: ora è la Germania (solo ieri 12000 invasori arrivati in un sol giorno a Monaco di Baviera, al collasso) che sta istruendo cittadini e paesani a preparare vettovaglie e altro di sopravvivenza a breve termine, alcuni giorni, per una guerra "ibrida".

Pochi giorni fa la gerarca Merkel aveva promesso (senza alcun mandato, di imporre ai territori tedeschi altre moltitudini di invasori, contro le proprie genti, nei territori di quelle genti) dopo l'accordo col gerarca Renzi e il gerarca Hollande.

martedì 23 agosto 2016

Passata perfetta



Sabato _mlero mi ha dato una mano e abbiamo fatto i pommarolari, ovvero abbiamo messo in conserva (in forma di passata integrale) quattordici chili di pomidoro biologici a km 7 (più o  meno la metà dell'anno scorso, che un quarto è rimasto).
L'anno scorso avevo, in tre tappe, (la prima qui) sprovvedutamente, seguito il consiglio della contadina fornitrice per una lavorazione veloce  (scottare velocemente in pentola a pressione e poi scolare per ottenere velocemente un prodotto meno liquido) ma la qualità ne aveva sofferto non poco: il sapore se n'era andato col sugo scolato.
Alla fine mi ero accorto della cazzata e avevo salvato alcune bottiglie di sugo di scolatura: era talmente saporito di pomodoro che era possibile preparare zuppe o un risotto con un forte sapore di pomodoro bianche o rosa - quasi bianco. Sono quindi tornato alla tecnica tradizionale, bollitura sì più lunga ma tutto il sapore "dentro".
E' uscita una passata perfetta frullata perfetta, (pomidoro perfettamente maturi, in gastronomia, tecnicamente e teoricamente veniva considerato come frutto invece che ortaggio) talmente buona da risultare quasi... un ketchup, altro che aggiunta di zucchero. Alla fine ce ne siamo sbaffati alcune cucchiaiate, così, senza nulla e poi ho preparato un risotto rosso da festa e festa è stata.
Passata così saporita e completo, dolce, tondo il gusto che essa sarebbe già pronta per condire una pasta asciutta (se forse con uno spicchio d'aglio e un po' di basilico, una spolverata di peperoncino.
I pomidoro bio hanno permesso di non buttare via neppure un grammo di prodotto: buccia e semi contengono licopene che è un potente antitumorale (della prostata). I cibi sani (bio) più sono completi, integri e più sono sani (principio praticamente generale in alimentazione, questo). Mai capito perché la gente cacci via tutto quel popo' di prodotto (forse perché chimico e inquinanti e veleni stanno nella buccia, come le vitamine e altri oligonutrienti) per ottenere una roba raffinata, meno saporita, senza consistenza o con meno consistenza al tatto, insalubre.

_mlero lavorava al tagliere in modo femminile, ciacolando e pensando e facendo altre cose e si è tagliata tre volte: un pezzo di pollice lo abbiamo riattaccato subito al volo.
Pommarola sì, ragù no!

lunedì 22 agosto 2016

Grugniti, intraprendere, limiti

Stanotte, svegliato dal temporale che ha portato un po' di acqua, finalmente, nell'Appennino di mezzo così siccitoso, riflettevo. Un po' l'ansia, non solo il vento, che mi teneva sveglio. Pensavo al giovane uomo contadino che ci ha mostrato la sua azienda, ieri, nei colli e monti della provincia di là: ha lasciato perdere il lavoro come meccanico in un'officina di una paesino non lontano da quello dove abito e, con la sua compagna, è andato là. Ad iniziare tutto da capo.
Un podere in una posizione non delle più fortunate ché quando si parte senza denari... Qualche ettaro, tutto da fare, dalla casina storta con i piccoli scuri verdi, a tornare a iniziare a lavorare i campi, il recinto per le mucche libere e poi anche quello, meno ampio, per i maiali, gli attrezzi... Io non ho quella forza di intraprendere, di buttarsi nelle novità a capo basso.
Eppure, quelle difficoltà superate, il sacrificio quotidiano e un lavoro ampio - secondo me fare il contadino è uno dei lavori più difficili, devi essere un po' fabbro, un po' veterinario, agronomo e poi ragioniere, un po' ricercatore botanico, chimico e falegname, un po' meccanico e poi commerciante ai mercatini bio di Campi Aperti e anche economo e muratore, saldatore e tante cose, quante conoscenze e abilità servono ! - li portano ad una grande felicità, ossa stanche la sera, cuore allegro, calli e pochi soldi e la sensualità e la gioia di lavorare con la vita, nella natura.
Vedevo gli occhi di _aneri brillare,  quando raccontava che il nonno suo, della bassa emiliana, riuscì a vivere a sufficienza, egli strappato dalla miseria dalla terra e operaizzato nell'industria, per vedere il nipote che tornava alla terra. Mio nonno - diceva - sprizzava di gioia quando riuscì a venire qui e a vedere quello che avevo fatto, gli animali, tutto, prima di morire. Ieri c'era anche una camminatrice, israeliana, che nei kibbutz aveva vissuto, anche se in forme diverse, quel movimento nascente - così ben descritto da Andrea De Carlo in Due di due - di una nuova impresa contadina. Sereno, _aneri, diceva che se le figlie non vorranno continuare in quel contesto, prenderà su tutta la famiglie e inizierà qualcos'altro altrove.
Io che sono restio a iniziare, che resisto al nuovo, dopo quelle ore nella terra odorosa di maiali, di prugne, col cantare delle galline-ho-fatto-l'uovo, stanotte sentivo un po' il dolore dei miei limiti. La paura del gettarmi in un'impresa, nello sconosciuto. Saranno giorni di cambiamento al lavoro: ho ansia e paura, opporre resistenza che senso ha!? Eppure è così facile per altre persone ciò che per te è invalicabile o forra orrida e oscura.
Penso ai maiali di ieri - adoro quegli simpatici cotechini semoventi - nel boschetto di roverelle, azzurrini di fanghi nelle loro pozze spa - son proprio cinghiali domestici! -  i loro grugniti allegri, il giocare dei piccoli e dei giovincelli e osservo quel loro vivere felice breve (ma non come i colleghi dei maialifici) e inconsapevole.


venerdì 19 agosto 2016

Settebello da impazzire

Io ho sempre amato i treni. Ma per questo treno io impazzii, le volte che lo vedevo passare in Lombardia come Freccia Atesina. Forse solo le vaporiere mi desta(ro)no più emozioni. E' di una bellezza straordinaria oltre che un capolavoro dell'ingegno, dell'opera e del gusto italiani (qui bel documento video d'epoca).
Sono felice che l'ultimo convoglio rimasto, verrà restaurato e portato agli antichi fasti. (qui una galleria di belle  immagini anche d'epoca).


giovedì 18 agosto 2016

Come scemi

Questa mattina abbiamo fatto l'amore un po' come viviamo, con molta allegria.
Ero fallo duro, nella sua fica, nel suo culo. Io godevo, ella godeva.
Non è stato arzigogolato, non è stato fantasioso. E' stato semplice e intenso, anche un po' lungo ma solo un poco, e sono arrivato al lavoro con un quarto d'ora di ritardo.
Ieri sera siamo andati nella provincia di là, in una milonga, una vecchi villa, con la pista tra i tigli, le raffiche di vento per il temporale di saette e fulmini che si vedeva a nord delle chiome, poi è arrivata qualche goccia e ce ne siamo andati. Erano belli quei lumini, quella musica, quella vecchia veranda e la pista vuota e le sedie intorno vuote, quando aveva iniziato a piovere con più insistenza, erano propri belli. Un luogo magico, direi, degno araldo per il tango.
Abbiamo riso come scemi, ieri, quando l'ho presa in giro quando si era messa ad andare da sola, io fermo ad aspettare che finisse, agitantesi come una tonnarella estratta dall'acqua (succede alle principianti), come diceva un mio caro maestro. Si è messa a ridere e poi io pure, come due scemi, ieri notte e poi stamani.
Sono stare ore serene, belle, felici, sono stato bene con lei.
Qualche minuto dopo essere arrivato al lavoro, _mlero mi ha inviato l'immagine a corredo.

Distrazione, reazione


Ieri _mlero affermava che la polemica sul burkini (v. qui) è una distrazione di massa. Perché il problema non è il burkini ma il burka. Ovviamente le ho fatto presente che ha solamente spostato lo sguardo di un poco, è rimasta nello spazio della distrazione.
Noi siamo passati da Oriana Fallaci, femminista che si tolse il velo con fierezza davanti a Khomeini (cosa sulla quale potremmo discutere, visto che ella era in Persia e non in Italia) e la femminista di plastica autoantagonista Laura Boldrini che si vela e va omaggiare il tempio della misoginia.
Distrazione comunque in cui il burkini e il femminismo di plastica, la mistica, la catechesi e l'apologia "ricchezze, doni, opportunità, gioiosi fratelli, pagatori di pensione, modelli di vita per voi 'gnoranti razzisti, piccoli borghesi locali e inferiori" sono solo tessere di un mosaico.
Perché il problema è l'islamizzazione in atto.
Semplicemente qui non dovrebbero esistere che pochi lavoratori ospiti islamici, con il divieto assoluto di culto in pubblico, senza alcuna possibilità di ricongiungimento, con il divieto, per le donne islamiche, di avere figli pena il rimpatrio immediato. Sei qui per lavorare a tempo, se c'è richiesta e non per insediare una comunità ostile. I lavoratori ospiti dovrebbero firmare un patto civile in cui accettano, esplicitamente i nostri valori e, rinunciano a qualsiasi forma egemonica culturale, nelle forme, procedure, segni, simboli altrettanto esplicitamente elencate e vietate.
Il problema non è il burkini o la macellazione halal o la poligamia, il nijab: il problema è che questi segni vengono imposti alle comunità invase come segno di egemonia, di presa di potere progressiva, di marcatura del territorio, sono sintomi del problema, non il problema.
Ovviamente per i problemi gravi e complessi, bisogna reagire radicalmente, su più fronti, a breve, medio e lungo termine: la polmonite non si affronta solo limitandosi a controllare il pallore o la febbre.

Ancora, ieri, dicevo che quando la feccia (i vari Lerner, Boldrini, Vendola, i collaborazionisti di medio livello) quelli della catechesi al pensiero unico, quella che omette molte mezze verità spiacevoli (qui, qui, ad esempio) vivrà negli inferni - banlieue che hanno creato, farà la coda in sale di aspetto di ambulatori sovraccarichi dalla massa di nuovi gioiosi fratelli, viaggerà la notte sui bus delle fantastiche periferie multiculturali che hanno creato, allora potrei studiare i loro comportamenti.

Per il momento abbiamo l'interessante cartina tornasole della reazione dei kompagni milionari di Capalbio, che fanno gli accoglientisti con le vite degli altri. A questi merdical chic è scappata qualche reazione anche solo un po' meno ipocrita.
tornando dal Trentino, lunedì sera, a Rai Radio3, GR delle 18:45, solito passaggio del papa cattocomunista che sbrodolava, a Lecce, se ricordo bene, la solita catechesi dei "ponti, di ricchezze, doni, opportunità, gioiosi fratelli, crescite" (io mi chiedo a che livello di dissociazione dalla realtà questi siano arrivati, siamo alla demenza completa) e la macchiettistica , in pochi secondi, di ridurre Salvini e un suo punto politico al folklore di una divisa "rubata" alla Polizia.
La propaganda è talmente smaccata da essere cretina per cretini.