domenica 31 dicembre 2017

Ora o mai più

Ieri sono state u paio di ore abbondanti molto eccitanti.
Girato per la città, visitato un paio di botteghe per il sesso. Le ho regalato questo (qui una recensione del fratello maggiore, ho scoperto ieri questa Scandarella e le sue recensioni assai birbanti) un paio di altri oggetti li ho già acquistati giovedì.
Abbiamo alimentato le nostre menti che erano pronte. Curiosare, scegliere, pensare a come potremmo usare questo e a come usare quello. Si è lasciata andare. Eravamo eccitati. Poi, usciti, per le vie della città, ancora. Io scherzavo. Poi ella si è lasciata andare ancora. Mi ha accennato a cosa le piacerebbe fare in questo paio di giorni. Mi ha detto che dovremo vedere Belle du Jour, che la aveva eccitata al limite. C'è un grande potenziale e una mente curiosa. Sì, ella si è detta curiosa, che è attratta e intimorita da ciò che non conosce dell'eros.
Le ho detto che abbiamo  non molti anni di freschezza, ancora. Ora o mai più.
Ho acceso riscaldamento,preparato la legna nel caminetto, le candele. Sarà accogliente e calda la mia tana, per lei.


E' ancora poco

Al giornale radio ascoltavo di piazze contingentate, di ventimila agenti mobilitati. A Torino, dopo i gravi fatto di panico da attacco terroristico (islamico, per chi non si ricordi la realtà) hanno semplicemente abolito la festa in piazza (quelle orribili cataste di masse abrutite, nelle quali ai problemi locali si sono innestati quello esterno dei doni e risorse). Ecco il progresso verso l'inferno multietnico, multi (in)culturale, quello nei quali i gioiosi fratelli dell'islam religione di pace manifestano il loro affetto.
L'orribile miscuglione di ciò che storicamente, millenariamente esplode a contatto è diventato la norma propugnata dai razzisti anti. La guerra civile è già nelle strade. Sinistranti invasati e idioti gongolano.
Il peggior anno possibile a tutti loro con male e sofferenza dei peggiori. E' ancora poco per la catastrofe della quale siete moralmente e fisicamente responsabili.

mercoledì 27 dicembre 2017

Ora tornano



Sono a casa degli _zzz ora, con mio figlio. Dopo questi mesi di lavoro vorticoso mi si stanno ricaricando le batterie. Tempo ed energie. Eravamo a fare un po' di spesa, in quel supermercato osservavo che esistono molte belle milfe. Gli occhi nuovi...
Parlavo con lui... quelli che hanno due o tre amanti in parallelo. Devi avere una mente, ricordarti che hai detto a Franca che saresti andato a  Procida e di non raccontarle come era sulla Sass Long e dell'adrenalina di quella rossa come avevi anticipato a Natalia. Mamma  mia che casino. Troppo difficile. Per le donne di vuole tempo, denaro, risorse, energie.
Ora tornano i pensieri sessuali, il vulcano là sotto trema un poco. Iniziano i pensieri. Ora non posso pensare che sia successo veramente questo. Mi sarei ammazzato di seghe, anche solo all'idea, a sedici o diciotto anni. Semplicemente, quando sei in fondo alla riserva, l'eros cessa di esistere.
Poi fai il pieno di carburante e le lancette, sul cruscotto, tornano a puntare i pensieri lussuriosi. Tutto inizia a tramare, si alimenta... Curiosavo e leggevo questo (qui il papero originale di Molly Boswell, molto più interessante e schietto). Riuscirò a dedicarmi alla lussuria di _civa, per un paio di giorni, San Silvestro e Capodanno? Mi ha detto, di recente, dopo che abbiamo "chiuso", che ci eravamo detti che non eravamo innamorati, che io ero stato majeuta del suo piacere. Beh, non avevo avuto tempo, poca energia, ero stanco, abbiamo negletto le nostre menti erotiche. Avevo trascurato quella dimensione... majeuta. Direi così poco, quasi nulla o nulla. Assorbito dal tango, piallato dal lavoro la dimensione dell'eros non esisteva. Ora vorrei essere un istigatore, un cattivo maestro, io per lei, ella per me. Vediamo se il 30 riusciremo a fare qualche spesa insieme.

Molto severo

Ho visto anziani in riparazione, corpi consumati, funzioni che scemano e con esse la vita. Un ospedale è un luogo che può colpire, un reparto per anziani è un "Memento mori!" molto severo. Ora ci sono possibilità mai esistite prima, ci sono tecnica e strumenti. Ma questi corpi che non funzionano più inquietano, spaventano.
Domenica 24 sono uscito pensieroso, incupito. Una cosa che mi ha fatto pensare è che, poi, ci si abitua a tutto, anche a quello. Nei giorni successivi è andata meglio.

domenica 24 dicembre 2017

Aculei e pelo morbido

Le riunioni famigliari per Natale sono riunioni di porcospini: molti aculei e zone ridotte di pancini morbidi e delicati. Io nella mia amata solitudine non sono granché allenato a certi scontri, in un certo senso sono fragile e con pochi strumenti per gestire 'sti cozzi.
Ieri ho avuto uno scazzo con mio figlio perché gli avevo comunicato che saremmo partiti prima, ero intenzionato ad andare a trovare mia madre nella casa di riabilitazione. Passano un paio di ore e
arriva telefonata da mia madre, particolarmente ispida anche questa volta, che vieta, per la sera, la visita (troppo stanca per una serie di notti insonni dovute alle intemperanze della sua vicina di stanza affetta da demenza senile, capisco). Il bipede l'aveva presa malissimo poi è andato tutto in fumo... A casa mio papà che è ancora (a tratti in modo eccessivo, su alcune cose specifiche) legato al galateo e alle buone maniere si è messo a cazziare mio fratello per come aveva servito una portat(onaon)a dei suoi leggendari fagioli al mio bipede.
Affetti e coltellate, aculei freddi e pelo morbido tiepido.

Tutto sommato la vita è proprio così.
Buon Natale!

venerdì 22 dicembre 2017

Le ore oscure - 3

(Le ore oscure - 2)

Io cerco di resistere come posso, ad esempio declinando tutti gli inviti (meno uno) alla ridda di cene, a questa anticipazione frenetica del Natale. Si arriva alla festa solstiziale stufi di bagordi, dolci, mangiate. Quella dovrebbe essere l'inizio di un periodo, della rinascita del sole. A volte mi guardano un po' strani quando non accetto una fetta di pandoro e ascoltano la mia risposta :- “Ideologicamente lo mangio da Natale in poi!”.
La cosa buffa è l'ennesima sovversione, il fatto che invece di considerarsi fuori tempo, considerano me un po' strambo.
Anche da questo punto di vista questo è un  mondo sempre più lontano dall'essere calato nel tempo, nel qui e ora degli orientali, un mondo storto che anela a festeggiare Natale in Avvento, la Pasqua passati i giorni della merla, il carnevale a maggio (come delle ridicole e patetiche feste da queste parti), la sagra del crostolo/sfrappola/lattuga/chiacchera/... ad agosto e quella del tartufo a marzo. Anche l'antipatia per il pieno - vuoto, ordinario – straordinario, festivo – feriale, luce – oscurità, silenzio – rumore, etc. , fa parte di questo orribile appiattimento che non mi può che far inorridire, filosoficamente, edonisticamente, esteticamente.
Sento cittadini (artificializzati è pleonastico) che gnolano per freddo e oscurità: stamattina, osservavo i mille cristalli della brina e gli arabeschi nel principio di sottile permafrost, i riccioli impazziti del terreno cretoso congelato. La bellezza dell'inverno, delle ore oscure è evidente e mi fa felice ogni mattina che posso camminare e scendere lungo quel pezzetto di sentiero. Una bellezza così grande che annulla le luminarie pacchiane effetto discoteca pseudo psichedelica. Noi italiani custodi di tanta grande bellezza, proprio non ce la facciamo sulla luce, non so se sono peggio queste orribili luminarie discotecare tamarre o le candele mangiafumo a colori improbabili coi loro puzzoprofumi artificiali.
La bellezza dell'inverno, di milioni di miliardi di cristalli... solo gli occhi spenti e lamentosi non la vogliono vedere o non la vedono, nelle città coll'olezzo di piscio di magrebini molesti e ubriachi sui marciapiedi e la puzza di merde canine punkabbestiche. Posso anche capire ma anche questo degrado è e segno e concausa della grande bruttezza ugualista, della barbarie, dell'abrutimento.
Per questo non posso che appoggiare con decisione la proposta dei pentastellati di chiudere gli esercizi commerciali nei festivi. Negozio - ozio è un altro dipolo osteggiato da questa orribile liquidità ugualista, omogeneizzante, entropica. Un piccolo segno di restaurazione contro questo progresso regressivo, peggiorativo.
Un arabesco di brina, dono delle lunghe ore oscure, mi fa felice.


martedì 19 dicembre 2017

Antipolitica delle decisioni assurde - 10

(Antipolitica delle decisioni assurde - 9)
  • Non c’è una visione di prospettiva nel far opere pagate con soldi pubblici che consegniamo a privati (caso Maersk appunto) per loro business per far arrivare commesse di merci a basso costo dalla Cina (Cosco) e frutta dai paesi del Nord Africa e non solo . Nel migliore dei casi distruggeranno commercio e produzioni autoctone, al di là del senso delle grandi opere spacciate per utili , mentre quelle davvero di difesa del Made in Italy, del dissesto idrogeologico non trovano un cent di impegno concreto.
    Gianni Gatti via Effetto Cassandra

Se il 19 dicembre del 1973 qualcuno avesse affermato che  sarebbe stato necessario investire un intero mese di reddito (anche di più, ora, per redditi più bassi) per avere a disposizione un telefono e, che tale telefono sarebbe diventato inutilizzabile, per deterioramento fisico o "posizionale" nell'arco di un paio d'anni, lo avrebbero preso per mentecatto.
Camminando stamattina verso la stazione pensavo a quante decine di milioni di salari,  stipendi e incassi sono svaniti nel nulla. Questo solo considerando gli acquisti compulsivi per i furbofoni. Poi ci sono altre migliaia di inutili e costosi oggetti "posizionali", dalle calzature col nome americanizzato alle auto tedesche, alle casse audio mmerigane, gli abbonamenti al cinepattume via rete, etc. .
L'impoverimento del Paese e i suoi debiti non possono che aumentare. In questa realtà esistono i miti, i falsi: come osservava Alberto bagnai in Il tramonto dell'euro l'idiozia propugnatrice degli "investimenti esteri" (notoriamente da parte di associazioni di beneficenza filantropiche, vero!?). Poi la fissazione psicopatica delle infrastrutture viarie. Della follia Sì TAx "senza se e senza ma" ne ho già discusso.
In incipit le riflessioni di Gianni Gatti sull'assurdità del polo Maersk nel Savonese e una sfilza lunga così di pazzie nel furore sì global.
Masse e politicanti da esse espresse e da queste ben manipolate hanno perso il raziocinio in politica. Più infrastrutture per distruggere competenze ed economia locale, per aumentare deficit e dipendenza dall'altrove,  per impoverirsi di più e più velocemente. Ma non sarò nel coro pecoreccio e demagogico pentastellato per cui la colpa è sempre e solo dei vertici. Nella breve esperienza della "nostra" lista civica, la fissazione di politici locali e paesani e cittadini su più strade, più collegamenti, più parcheggi, più infrastrutture era oltre lo psicotico. Si noti che anche la distruzione dei paesaggi e il consumo aberrante di territorio vengono dal basso, da paesani e cittadini, da consiglieri e assessori comunali, non da ministri e parlamentari da Roma o Bruxelles.
In questa città cattocomunista vedo questi postsciocchi che non so se sono più comunisti o più consumisti.
Ora le strade sono dei colabrodo di buche indecenti, dal secondo mondo ci avviamo verso il terzo, i ponti sul Po crollano (qui, qui), i viadotti e cavalcavia si sgretolano, le micro e mini opere di difesa idrogeologica non si fanno. Se i keynesiani del "facciamo più opere per dare lavoro [a manovalanza di invasori, a deficit]" si contorcono dalle sofferenze, potrebbero pensare almeno a opere utili e alla manutenzione (qui l'utile è pleonastico) negletta.

E' tutto così straordinariamente assurdo.



domenica 17 dicembre 2017

Brodi di gioia

Così, stretti in un abbraccio, sulle curve di una tanda di vals, galleggiavo in una sorta di brido tiepido di gioia primordiale.
Ero arrivato un po' più tardi, dopo molte ore di sonno ristoratore. Entrare alla Milonga Sì, che continuo a chiamare la mia milonga del cuore, è entrare in un laboratorio emotivo. Tutto congiura perché tu sia destabilizzato. I chiaro scuri quasi che il Merisi fosse stato uno degli artefici complici del rito , il parquet di "velluto nero e morbido", femmine con l'arte in corpo che Flora, tessitrice di arti relazionali, come ella dice, porta alla sua officina emotiva dall'Italia e dall'Europa. Poi la dolce vita glamour, baci e abbracci del rivedersi dopo tempo, noi templari T. giunti da ogni dove.
Gli ultimi giri con i tango e le milonga di Carcano aprivano per l'intensità, io appena arrivato una delle vittime. Oh persancrisostomo, ho ancora le mani fredde da fuori e il flusso emozionante di T. mi travolge già?!  Così, appena arrivato?! Signori, questa è la magia di T. .
Tento, ancora una volta, di trascrivere ciò che non è scrivibile.
Poi ho colto il tuo sguardo. Ci siamo detti, cogli occhi "Sì, ci proviamo ancora una volta". Una donna e un uomo. Sì, è un ritrovarsi e un ritrovare ciò che è così difficile, aspro, ostico qui fuori, tra donne e uomini. Ero commosso, quasi mi veniva da piangere. Abbiamo trovato questa unione creativa quasi perfetta per la nostra opera estetica inutile. Amori tre minuti, a galleggiare volteggiando abbracciati, nella gioia tiepida. Le ho detto, alla fine, del nostro amore pazesko, fugace, l'ho ringraziata. Eravamo felici entrambi.
Scrivo l'intrascivibile di una genealogia estetica, emozionale.
C'è brina fuori e suonano a festa le campane. Già, brodi tiepidi di gioia primordiale.





Prive di permesso di soggiorno di lungo periodo


Poi davano del matto a B. quando parlava di toghe rosse (ancora B. non ero conscio che il peggio non  ha limiti, e, aggiunge la realtà, associazioni di razzisti anti filomassmigrazioniste - e.g ASGI e Fondazione Piccini).
Il tutto esprimibile nelle parole "mamme straniere prive di permesso di soggiorno di lungo periodo".
Ecco i rossi, razzisti anti italiani: tu, meschino piccolo borghese inferiore italiano, servo del fiscoglebainpsedegliscafistidistato, lavori, esse hanno i diritti a spese tue. E stai zitto, piccolo nazifascioleghista!
Il disegno sostitutivo, di sfascio sociale e guerra migratoria alle genti europee, ai territori, all'etica e al senso di giustizia è fatta anche di minuscolo e diaboliche sentenze cattocomunistoidi contro le genti italiane, a loro spese e dileggio.



mercoledì 13 dicembre 2017

La clessidra

Ho studiato bene con  _civa, lunedì. Abbiamo due maestri in gamba che ci seguono bene. Continuiamo a lavorare sulla tecnica, sul solfeggio dei nostri corpi. Fernando Sanchez ricordava che il tango è fatto di movimenti innaturali che diventano naturali solo con la ripetizione, lo studio. Beh, non diverso da dieci dita agili e fini che scorrono freneticamente, con grazia, sui tasti bianchi e neri di un pianoforte, o di un organo. Sono movimenti naturali, quelli? Lo sono perché il nostro corpo - mente li racchiude, come quel blocco di marmo racchiudeva, celava la Pietà di Michelangelo Buonarroti. Non lo sono perché senza disciplina, impegno, non si riesce ad essere majeuti di quei contenuti.

Dopo due settimane di assenza, sono tornato in milonga, ieri. Non c'è il pathos, i fiotti di emozione dei primi dimenamenti. Nell'inoltrarsi nell'arte, nella clessidra del tango, la curiosità, le emozioni, il trasporto dovuti alla curiosità che sono nella parte superiore, scendono e si trasformano in attenzione, in cura, in ascolto, in tecnica passando alla parte inferiore. Le milonghe ordinarie diventano meno attraenti, iniziano a soffrire di inferiorità rispetto ad eventi extra-ordinari, maratone, lunghe, festival, più o meno sporadici o periodici che si tengono qui e là (come quelli che ci saranno sabato e domenica, qui e in Toscana). Il destino diventa quello di far più chilometri, talvolta molti chilometri, per incontrate altri corpi-menti-anime con le quali trovare un'unione creativa, emozionante, danzata, con la quale creare, abbracciati, inutili artefatti estetici, radiosi e intriganti proprio per la loro creatività inutile, gratuita.
E, come nella vita, bisogna fermarsi, talvolta, e riaprire gli occhi, tornare ad ascoltare, a percepire il batticuore della ballerina che hai tra le braccia e ritornare a vedere i panorami fantasmagorici che sono lì, sono sempre lì, basta vederli, non assuefarsi.
Penso, che a differenza di quanto avvenuto con le donne, col  tango sto riuscendo nella metamorfosi, quella del passaggio dall'innamoramento all'amore.


lunedì 11 dicembre 2017

Liberi e uguali

  • Liberi e Uguali
Che ipocriti per scemi.
Sì sì.
Liberi e noi (soviet) più uguali di tutti voi altri.

Tanti ugualizzati, liberi come può esserlo una pedina anonima, stampata a milioni, in una casella, manovrata dall'esterno, sostituibili con altri ugualizzati, all'occorrenza, in caso di disallineamento agli uguali voleri dell'alto.
L'ugualismo per cretini emerge sempre di più.

domenica 10 dicembre 2017

Rallentamenti e focolai

Qualche giorno di rallentamento ha... effetti molto gradevoli. Sono tornato a dedicare un po' di tempo alla diariosfera e al diario.
Sono (ero, ora sto cercando di pubblicare dal treno) qui dai miei veci. E proprio godendomi qualche attimo di lentezza, non sono neppure uscito in città, se non due passi ieri con il mio fratellinoone a cui voglio un sacco di bene.
Ero tornato a leggere John Barish e del suo fugace incontro (di ritorno) con Venere. Mi appassionai molto alle loro esplorazioni, audaci, superlative. Nel diario della ex-coppia, io usai la metafora "un diamante è per sempre"; vedo che, in qualche modo il loro legame d'anime conferma questo mio sentire.

_civa è andata qualche giorno a Genova, per un evento di tango. Mi aveva scritto che aveva ballato con un mio alter ego. La notte l'ho sognata che scopava voluttuosamente con lui davanti a me. Poi io mi univo e la onoravamo in due. Le ho scritto tutto e mi ha dato del birbone. In qualche modo cova ancora qualcosa, in quella direzione, sotto. Abbiamo scherzato un po' con qualche messaggio su 'sta roba.

Sono quasi due settimane che non vado in milonga. Ho un po' di nostalgia pure per il tango.Forse con Esso riuscirò a passare dall'innamoramento all'amore. Sarei dovuto andare al ritorno, oggi, a Reggio Emilia, con un'incognita, ma il "ferro", ha avuto un problema, venerdì mattina, sono arrivato qui in Lombardia in treno e al ritorno, andrò direttamente a casa. Il fine settimane prossimo, saranno scintille. Mi godo l'attesa,

Capricci e mestizia

Mamma sta meglio e ha fatto già alcuni primi passi.
Vedo mio fratello (vive in casa coi miei) che affronta le bizze di mio papà che a volte ha proprio dei capricci, dell'impuntarsi su cose assurde. Ecco, capricci è abbastanza preciso, come termine.
Gli ho accennato allo scazzo avuto con mamma; gli dicevo, parlando dei capricci - a volte pesanti - di papà, che sono persone che sono state abituate, sono cresciute e sopravvissute, in tempo di guerra quando erano bimbi, ad asprezze per noi impensabili.
Sono stati temprati.
Sono di granito, non di sbobba mollacciona, come succede ora nella liquidità.
Questo ha pro ma anche contro; anche i capricci diventano... di granito.
Ho le polveri bagnate con mia madre. Sono gentile e cerco di essere caro ma non ho trasporto.
Sì, col granito si sono fatte cattedrali e ponti millenari.
Però, ritrovarsi, un giorno, un guanciale in granito sul letto...
Anche mestizia, ora, è preciso.


giovedì 7 dicembre 2017

Lupi senza pelo

  • La cosa più incredibile è dichiarare guerra alle idee.
    Marco Minniti

Ohh, in Italia cova il rancore.
Ohh, che strano...
Come è possibile che quelli siano in ballo di queste disdicevoli emozioni!?!?

I soviet al caviale, una volta informati di cosa avviene fuori dalla castalia, nel mondo, sono stati colti dallo stupore. Anche come teatranti, sono squallidi. Il teatrino ipocrita trombonato da mane a sera esce male anche in questa occasione.
Già, il rancore.
Dopo aver progettato, supportato, apologizzato e realizzato la distruzione, il caos e la più brutale competizione  nella società a scoppio, per dirla alla Terzani, mediante innesto forzato di milioni di alloctoni, in parte rilevante ostili e nemici plurimillenari, col disegno sinergico del lievismo, la nocenza quotidiana, per dirla alla Renaud Camus, ora scoprono l'acqua calda.

Ma il teatrino per scemi non è finito.
Il signor Minniti, lupo col vizio e senza pelo degli interni, trombona la sua incredulità per "la guerra alle idee".
Già, detto da quella parte politica che ha fatto del falso ideologico sistematico, dello squadrismo ideologico, della censura fondamentalista di tutto ciò che non fosse marxista, progressista, ugualista, blablabla più brutale, della deculturazione sistematica e del plagio gramsciano delle nuove generazioni, rincoglionite e inebetite dalla monocultura del politicamente corretto progressistoide (omologati per essere sfruttati e, all'occorrenza, in caso di disallineamento ai piani neosovietici, sostituiti) ci riconduce a questo squallido  e triviale teatrino rossastro della mediocrità.
Voi non potete dichiare e fare guerra alle idee. Quella è roba nostra.

Io non ho in gran simpatia i nazionalismi (ascolto, anche a La Zanzara, le rozzezze di Cruciani che in modo stupido e arrogante monta una tempesta in un bicchie d'acqua alla centralinista altoatesina che risponde "Ospedale Bolzano Krankenhaus", apostrofandola che deve rispondere prima in italiano). Ecco i nazionalismi beceri ai quali l'intossicazione dell'antinazionalismo suicida, masosadico, ugualista, sìglobal, razzista anti ci sta portando rapidamente.
_rio, amico anarchico, diceva "la repressione delle idee, delle parole crea violenza".
Più tenteranno di reprimere le reazioni del corpo offeso, umiliato, violentato, innestato, più la reazione sarà violenta.
Certo è che questo orribile sfascio del compagnesimo mi fa osservare con qualche simpatia  le reazioni immunitarie, di neoresistenza, dell'altra parte, i socialisti non marxisti, nazionalisti, più  o meno neofascisti.
Rispetto alla merda con cianuro anche un piatto di  riso sbollito diventa una leccornia.

Intanto, mio figlio, ha assistito, in treno, al ferimento, da parte di un'italiana senza biglietto a danno del controllore, con scene patetiche di carabinieri camomilleschi e le loro reprimende predicose e garbate alla delinquente. Poi i teatranti furbastri e i loro militanti cretini si chiedono perché a molti tornino simpatici i manganelli.


mercoledì 6 dicembre 2017

Risacca nel mio porto

Non è bello prendere della randellate (anche quando il randello è operato con i guanti) dalla mamma ovvero da una persona che non ti aspetti così dura, quasi feroce.
In questi giorni c'è stato un po' di dolore dolore, profondo e silenzioso. Posso convincermi, sul piano oggettivo, di quanti frutti e cose preziose hanno portato quelle durezze, convincermi di essere comprensivo, che bisogna andare oltre le intemperanze, specie quando sono di persone care. Ma il piano emotivo non segue i ragionamenti, i tentativi e gli esercizi di convinzione di magnanimità, l'osservare il mio ego e pure il suo e le dinamiche che determinano. Stavo per scrivere bizze ma sarebbe  moralisticheggiante, l'ego è così e ce lo teniamo, così come è ed è naturale che sia.
Così ho decisamente rarefatto i contatti per la poca voglia. Cosa andare, oltre il “come stai?”, “cosa hai mangiato?”, delle sue domande sul mio colesterolo?
In queste condizioni è facile creare dei sospesi, degli jati che si ampliano e si alimentano della propria ampiezza.
Stavo pensando, prima in bici e poi entrando al lavoro, stamani, che dopo giorni, anche ieri e pure stamattina non l'ho chiamata.

In tardo pomeriggio mio fratello e mia sorella mi hanno informato che mamma è caduta e si è fratturata la testa del femore. A quell'età è un incidente grave,  non di rado l'inizio della fine.
Così c'è una risacca nel mio porto di altre onde che si sommano a quelle inquiete, dolenti, di prima.

Inverno mon amour!

Blu, bianco brillanti, intensi e gelidi. I bavaresi affermano che le losanghe bianche e blu del loro stemma sono proprio il bianco e il blu dell'inverno. Beh, li capisco, sono così pazzescamente belli, fantastici... Sole, milion miliardi di cristalli, pizzi, merletti del vento che ha lavorato, minuziosamente, l'acqua solida, sole, freddo, aria tersa adamantina.
Domenica, con le ciaspole annoiate dalla polvere di oltre un anno e mezzo, siamo tornati lassù. Ah, che meraviglia, un piccolo assaggio di inverno.

C'è stato un tratto, in crinale, che nonostante la mia attitudine al freddo, per il vento rabbioso, ho dovuto cambiare i guanti leggeri, in pile, con quelli più pesanti, da “-20°”. Relativamente poca neve (due quinti dell'escursione, senza ciaspole) ma perfetta, asciutta, candida, croccante.
Al ritorno alle auto, alle sedici circa, cinquecento metri più sotto, il termometro segnava -7. Sugli alberi, c'era ancora tutti i merletti candidi che spiccavano contro il blu.
Inverno mon amour!






(_zzz)

giovedì 30 novembre 2017

Centottanta gradi

Non so come ci sia finito dentro (forse da ambiti gasistico) da alcuni anni ero iscritto ad una lista di distribuzione di anarchici - non saprei come definire - diciamo di impostazione marxista (la galassia dell'anarchismo ha anche anime di tutt'altro pensiero, ad esempio queste). Insomma, qualche giorno fa mi arriva una mail in cui si proclama l'ennesima giornata "antifa" con la solita tiritera sui poveri migranti, sulle politiche  neoliberiste che impoveriscono blablablabla e alimentano "i fascismi", le xenofobie, blablablabla. Insomma, la solita pila di scelleratezze che più sono cazzate e lontane dalla realtà e più questi si ripetono acriticamente, pedissequamente.
Ho risposto all'autore riportando alcuni semplici fatti:
  • Le risorse e i servizi sono in quantità e qualità finite e limitate e l'afflusso di milioni di persone dall'esterno che competono con i locali, non può che sottrarli a questi ultimi (li impoverisce).
  • Gli anti sono il duale di ciò che proclamano di combattere, semplicemente non possono esistere senza di esso e ne assumono quasi tutte le caratteristiche; gli antifascisti sono il duale dei fascisti e peggio di questi perché dissimulati.
  • Karl Marx è riuscito a riempire la testa di molte persone di ciò che egli chiamava oppio dei popoli, insieme di credenze tanto più lontane dalla realtà tanto più martellate.
Il kapò mi ha buttato fuori dalla lista.

Intanto vedo che qualche accenno di resistenza alla distruzione sociale implementata con la guerra migratoria, inizia a manifestarsi. I resistenti sono andati proprio da quella parte della società - fanatici con pulsioni masosadiche e criminali dissimulate dalla bassa tensione -  che lavora alla frantumazione, alla sirianizzazione, alla balcanizzazione, all'immiserimento, all'imbarbarimento di questo povero paese.
La cosa grottesca, paradossale, che i ruoli si sono proprio invertiti: la sinistra si sta rivelando sempre più ostile a ciò che essa chiama classi subalterne, è guerrafondaia, sta implementando un colossale accumulo di violenza, perché più gli innesti di elementi ostili nell'organismo si protrarranno più la reazione immunitaria, per la sopravvivenza sarà violenta.
Un gruppo di neofascisti diventa un nucleo di  resistenza a questa invasione decisamente apologizzata, propagandata e implementata dalle oligarchie e realizzata dagli squadristi, dai fanatici rossastri, utili idioti abilmente manipolati. E' sorprendente come anche l'iconografia, l'estetica, si sia invertita (si veda la foto a corredo). Tutto indica, urla, manifesta - tutto è! - una chiara inversione.

Le parole del capo del PD rimbombano nella loro demenzialità, sembra di assistere ad un grottesco teatrino kafkiano in cui, artatamente, si invertono i ruoli causa - effetto, si deprecano violenze inesistenti, i "senza se e senza ma" della stupidità acritica e dogmatica tornano a essere trombonati, si ignorano violenze e coercizioni reali, si scambiano vittime e carnefici. I rossi si sono sostituiti ai neri, prossimi alle elite più antidemocratiche e lontane, sono diventati complici di sfruttamenti sempre più intensi, fini, diffusi, organizzati, industrializzati e ingegnerizzati, a violenze e criminalità sempre più intense e sistematiche, diffuse socialmente, i neofascisti stanno iniziando una qualche resistenza a questo abominio,a questa catastrofe dolosa.

Io sono alquanto pessimista, arriveremo alla guerra civile e più in là e peggio, più violenta e cruenta essa sarà: o schiattano gli europei oppure schiattano gli invasori e i violenti, criminali, collaborazionisti e squadristi sinistranti che li stanno usando contro le genti europee.
La ruota della storia procede e continua a ruotare, siamo vicini ai centoottanta gradi.


In salmì prima, dolce poi - 2

(In salmì prima, dolce poi)

Sono arrivati in ritardo ma meglio così che pure io ero indietro col lavoro ai fornelli.
Bel convivio. Anche le donne stavano bene: lungo il tragitto per arrivare a casa mia mi avevano chiesto di fare caldo e così... Vai con un fuoco gagliardo e... perfino col riscaldamento acceso. Beh, io dopo un po' ho iniziato a sudare, non sono abituato a quelle temperature, esse stavano bene, ad un certo punto la più freddolosa si è messa pure in maglietta.
Dopo il pranzo _civa si è arrampicata di nuoo nel mio letto. Ci appisoliamo abbracciati, con qualche carezza.
Poi via, alla Instabile. Ah, quel posto di Grande Bellezza non finisce di stupirmi. E' un luogo epicurea, di arte, grazia, con la gloria dei secoli.
Musica che sprizzava energia (quella del TJ – tango DJ- è un'arte sfuggente, osservi i risultati, camomilleschi, bromurici o caffeinici, elettrizzanti ma non riesci a trovare un algoritmo ! - conoscenza ma non scienza). Donne belle da far girare la testa, labbra rosse, curve, vite da vespe, arte in corpo, dicevo che sono intellettuali coreutiche, col corpo danzante. Vola il tempo, arriva la fine, sorrisi, abbracci e i commiati, un velo di stanchezza e malinconia per la fine della gioia, della bellezza, della dolce vita.
La notte è buia e tersa, fredda di stelle azzurrine ci fagocita. Gli altri tre dormono già, io sono ipnotizzato dal lampeggiare quasi psichedelico dei tratti di bianco della segnaletica orizzontale sul nero pece del catrame. Sento i cavalli fremere nel motore, esso canta e accompagna la danza di bianchi e nero. Sono sempre incantato da quella autostrada meravigliosa e ora quasi vuota.
Poi usciamo e via, su per stradine di boschi e selve. Vado piano, il traffico lì è di cinghiali, tassi e cervi.
Mio figlio e _zzzino sono a casa, ci salutiamo con abbracci forti, maschi gli altri quattro vanno.
Mi siedo accanto al fuoco.

Ah, dolce vita, tango, tu ci rapisci, ci rendi folli di te, nel turbine di bandoneon, di giri di piano e di corpi, abbracciate labbra rosse e voliamo, poi arriviamo a casa, ci si chiudono gli occhi, felici.

domenica 26 novembre 2017

In salmì prima, dolce poi



Giornata di riposo ieri, di piccoli lavori casalinghi. Come adoro questi rallentamenti nella mia amata tana...
In tardi pomeriggio sono uscito per un minimo di spesa e sono passato a prendere un bio coniglio da un gasista che è diventato allevatore (ha capre, conigli, galline, per il momento) ridando vita ad un vecchio podere, alla stalla, al fienile. Egli, leggendo  e studiando (qui, se ricordo bene), per i conigli ha utilizzato un metodo di pascolo controllato: ha realizzato una specie di copertura a capanna con rete che sposta regolarmente sui prati intorno a casa, sotto la quale mette alcuni conigli a brucare l'erba: quando quei buoni animali hanno sbaffato per bene un certo posto, li sposta da altra parte. il nomadismo cunicolare è veloce, diurno direi: i conigli non fanno tempo a scavare cunicoli, la sera tornano nei gabbioni.
Insomma, ho acquistato un bel conigliaccio da 1.8kg che è in salmì di barbera da ieri sera, tra un paio di ore inizierò a cucinarlo. Ieri ho preparato già i crauti, e oggi arriverò una buona polenta bio di Marano, tirata in paiolo di rame per almeno un'ora e mezza e una tartara di carciofi, altro piatto quasi rudimentale e fantastico. Polenta: mi diverto sempre a vedere i fanali di coloro che, giustamente prevenuti per le polentine schifide precotte industriali di mais cazzari, quando assaggiano 'sta polenta fatta come Dio comanda e i sapori di mora, mandorla, affumicato che si trovano in bocca. Ahaha, fanno di quelle facce poi iniziano a mandibolare di brutto. :)
Il mais Marano è una delle meraviglie dell'agricoltura italiana e io lo prendo bio dal contadino della bassa (un'azienda gioiello che mi dà felicità a vedere ingegno e passione e amore per la Terra Madre) del quale sono referente per i GAS locali.
Saremo in sei a pranzo, il mio bipede mi darà una mano (dobbiamo anche tagliare un po' di legna e imbottigliare un po' di vino).
Vedremo qualche fiocco mentre mangeremo accanto al fuoco?
Ah, che meraviglia!
Ad una certa ora, in quattro (il bipede rimarrà qui a casa con _zzzino) e ce ne andremo in quel di Firenze, in una meravigliosa milonga, che si svolge in una pieve romanica recuperata, in cima ad una collina di prato e ulivi. Donne splendide, tango di ottimo livello, musica bella, il fascino di andare al di là delle selve appenniniche, dolce vita arriviamo!
Sono felice.

sabato 25 novembre 2017

Demagogie del venerdi (per ebeti)

Insomma, ieri a metà pomeriggio, assemblea sindacale in azienda, quella per cui lavoro, una del gruppo. Con eletta sindacale aziendale e sindacalista CGIL. Io sono curioso e penso che la partecipazione sia sempre importante. Mi siedo e ascolto.
Sento la solita sfilza di belinate, di dirittismi e di demagogia per cretini. Ad un certo punto non ce la faccio più, mi bolliva il sangue in vena per la serie ciclopica di mezze verità, intervengo.
  • La lotta al capitalismo globale di Merdamazon si fa acquistando da commercianti e aziende locali, evitando che miliardi di dollari si spostino dalla tua economia locale ai conti di Jeff Bezos e altri ultracapialisti sìglobal. Troppo difficile e grave il sacrificio per la gente ieri eccitata (persino code sul GRA a Roma, a Milano, ascoltavo alle info traffico della radio, ieri) da questa nuova cacca importata dagli SUA, cretini consumisti del diritto al tutto e al contrario di tutto, difendiamoilavoratoriaPiacenza 'spettachefiniscodiacquistarelamammadaamazoncheèinoffertaoggi. Le lotte si fanno col consumo critico etico. Di kompagni rivoluzionari apparsi al GAS e poi spariti dopo due volte ne ho visti a pacchi.
  • Il sistema pensionistico se non è sostenibile non è sostenibile (una cosa che non si sostiene, casca, crolla).
  • Aumenti? (sempre molto appetiti dai colleghi che poi si svuotano il portafoglio in consumismi per ebeti e non sopportano l'assorbimento, deciso dall'azienda, degli aumenti del contratto nazionale nei superminimi assorbili, già, la moderazione salariale, quella è per gli scemi tedeschi dai quali poi acquistiamo i prodotti, no!?). Lavoriamo in un mercato che si sta impoverendo da tempo, se saremo ancora aperti tra dieci anni sarà già un risultato.
  • Dove era il sindacato quando garantiva ai lavoratori che non lavorano poi più le pensioni a 15 anni sei mesi e un giorno? Dove è il sindacato quando inserisce i macchinisti (e i loro blandi turni, inframezzati da pause notevoli) nei lavori usuranti!?!?

Sento alcuni colleghi e discorsi di dirittismi fuori dal mondo. Le persone hanno perso la capacità di andare oltre la punta del proprio naso, non hanno alcun raziocinio, alcun collegamento tra idee, pensieri, parole e azioni. L'aritmetica rimane fuori dalla propria mente e dal proprio orticello angusto in cui baloccarsi.

Comunque ieri l'ho detto, chiaro e tondo, che io NON sono di sinistra.  Un collega lo ha riportato poi in ufficio, qualche battutina al rientro Allora non sei comunista!? Io non sono comunista consumista e tanto meno marxista. Io non sono niente, sono un libero pensatore.

A me sembra di vivere in un mondo di de-menti.
Il venerdì è e rimane proprio un giorno di festa per koglioni completi.

P.S. Ho riso fino alle lacrime per l'intervento di Diego Fusaro a La Zanzara, ieri sera. Io non riesco a capire come una persona brillante e colta come lui possa essere un marxista. Comunque egli ha sottolineato la follia del venerdì consumista. Quel pagliaccio, indegno, meschino di Parenzo, un cicisbeo della sinistra al caviale, quello del cachemire e i diritti dei lavoratori, ha fatto una figura peggiore del solito.

venerdì 24 novembre 2017

Culto sconfitto

Il mio bipede è in fase adolescenziale nonmangioaglioecipollaperl'alito, mimettoprofumodeodoranteprofumante, mifaccioladocciaseivoltealgiorno. Un po' iperbolico ma rende l'idea. Così non vuole più che accenda il fuoco in caminetto perché poi c'è qualche sentore di fumo (sui vestiti). Però ieri sera, dopo cena, ho combinato il fattaccio e ho acceso il fuoco.
Beh, dopo un po' il bipede ha ceduto e si è avvicinato al caminetto a goderselo. Per una volta il piacere antico del caldo, delle fiamme colorate e allegre ha sconfitto il culto dell'apparire. Sorrido.

Continuo a non usare il riscaldamento d'inverno e ci sto bene, anche perché in collina è, nel male (estivo) e nel bene (invernale) assai più asciutto che nel catino padano o anche nel fondovalle là sotto.
Stamani osservavo l'immagine qui sotto. Beh, ecco, è ciò che io desidero da sempre, fin da bambino (anche se, idealmente montanaro, io immaginavo qualcosa del genere sulle erte pendici delle alpi scandinave). Stare col fuoco dentro, fuori il bianco candido, fantastico, ovattato, arrotondato. E' venerdì e mi lascio andare. Le previsioni meteo, ieri, già cambiate oggi, mi avevano illuso per un apparire della bianca signora domenica. Non sarà così.

martedì 21 novembre 2017

Maometto pedofilo - 3

(Maometto pedofilo - 2)

Bimba di nove anni ricoverata per emorragia (v. qui, qui, etc.).
Sul quotidiano della socio meticcizzazione razzista anti, La Repubblica, non una menzione del fatto.
Del resto multietnico, multiculturale, arcobaleno etc. è bello a priori, a prescindere, senza se e senza ma. Dei gioiosi fratelli dell'islam religione di pace si può parlare solo bene.
Dunque parola a
  • spaghetti alle vongole perfetti
  • su duello Bersani - Orlando
  • di una madre che fa arrestare  il figlio latitante e gli scrive  una lettera: "Odiami pure, ma ti ho tradito per salvarti la vita
  • "Veleno", la strage dei gatti neri, quinta puntata
  • Pagati con pizza, birra e lezioni di sci al posto dello stipendio: la protesta dei giovani medici - Le testimonianze nel gruppo social creato per dire no allo sfruttamento
  • Integrazione - Mameli in tutte le lingue: i 'nuovi italiani' cantano l'inno
  • L'amore che abbatte anche i muri: nozze al confine tra Usa e Messico
  • Moschee femministe e matrimoni gay: il volto nascosto dell'Islam
  • Imola, muore a 17 anni per meningite
  • Pirozzi e l'elogio di CasaPound: "Ne parlerò sempre bene, vennero ad aiutarci dopo sisma
  • blabla
  • blabla
  • blabla
Non una parola per questo atto di barbarie.
L'integrazione è solo quella lucida e a metà: le lenticchie fagiolate per legge che cantano l'inno di Mameli in berbero o urdo, il centodueenne sopravvissuto all'olocausto, le moschee coi matrimoni gay, quanto sono cattivi i poliziotti che sgomberano i poveri migranti.
Il bambino siriano sulla spiaggia martellato per mesi, la bambina di nove anni e gli orchi islamici a Padova semplicemente sparita.
Già, i falsi e le bufale in rete. E le omissioni.



Cinici, disillusi, realisti

Ieri sera si è fermata a casa mia.
E stamattina abbiamo scopato.
Siamo cinici e disillusi, viviamo il momento. Io trovo che rispetto ai tatticismi e alle finzioni degli enti o degli enta, sia meglio così.
Penso, però che, come ricordava Pornoromantica (Carolina Cutolo) i cinici siano anche grandi realisti (ella usava il termine di romantici). Anche solo per il fatto di eliminare tutte le convezioni, le edulcorazioni e lasciare solo la realtà.
E' venuta lei, poi sono venuto io. Poi colazione e via, ciascuno per la sua strada.
Così, leggero e improvviso, inaspettato, a me non piace, non posso dire di no.

domenica 19 novembre 2017

Come amici meglio

Sono stato bene con _zzz, con _mtura, con _ara, ex compagna di studi di tango, con _rio, tesoriere del GAS, l'alter ego anarchista di sinistra di Lorenzo. E con _civa. Dopo la milonga, stanotte, è salita anche lei, con _zzz, per la passeggiata odierna.
Così ci siamo addormentati abbracciati, con qualche carezza, con qualche bacio, nel letto. Per un certo momento, prima di crollare, e anche stamani, ho avuto anche un po' di desiderio fisico. Anche stamani. Stroncato dalla stanchezza ieri, dal preparare colazione, per noi tre, stamani.
Non posso non osservare come il mio eros si trovi nell'incudine  di un paradosso: ti desidero solo se sono libero. Non è una novità, per me, il potere erotizzante dell'assenza di legami, di vincoli.
In fondo, penso, che sia meglio che rimanga un'amica, cara e, a volte, sexy.
Una scopata non vale tutti i viscosi pantani che ciò comporta.
Come amici è più libero, più bello. Non sono capace di sostenere un legame erotico, meglio lasciar perdere.

C'erano gli odori buoni



Ieri abbiamo fatto tardi (ma non troppo) in milonga.
Abbiamo camminato, nelle ore centrali, da mezzogiorno fino alle quattro, lassù. Sulla stradina di crinale, di un mammellone sfasciato di argille plioceniche così comuni nell'Appennino “di due terzi” la parte più a monte di quello centrale. Che piacere, dopo mesi e mesi di polvere, secco, aridità, osservare quei fili, quei rivoli di acqua di scioglimento della neve.
Una terra fragile (frane da tutte le parti) e povera, arida d'estate e pantano nella stagione “invernale”. Beh, cielo blu, le foglie giallo-brune-arancioni delle farnie e sole, ce la siamo goduta proprio. Considerato che abbiamo fatto relativamente tardi (siamo arrivati a casa, dopo la milonga, alle due e mezza, questa notte) ce la siamo presa comoda, più una passeggiata che un'escursione, con panorama mozzafiato.
C'era ancora qualche chiazza di neve e qualche resto dei cumuli creati dagli spazzaneve.
L'Appennino sta diventando un deserto umano, pieno di vita animale, ma senza più umani. Case di tutti i tipi, categorie, fatture, vuote, che vanno in malora.
Come gli animali ci siamo imbevuti del basso sole novembrino,
Ho ricordato le parole di Gianfranco Bonaldi (Gianfri), quando in Val Grande, ci raccontava come tutti gli animali (caprioli, camosci, cervi, etc.) si mettessero, in inverno, sui versanti al sole, i prati tra faggi, larici e betulle, a prendere quanta più luce, calore possibile, del sole.
Ora che sono a casa, ho un'immagine con me, il sorriso sdentato di un contadino, ormai di una certa età, che era apparso, per poco, uscendo dagli edifici di quella fattoria. C'erano le galline, le capre e poi tre pingui scrofe, i loro simpatici grugniti, che ci osservavano curiose, poco sopra la strada. C'erano gli odori buoni di terra, animali, vita.
Andando non abbiamo visto nessuno, tornando mi sono portato a casa quel sorriso di quell'apparizione fugace.
Penso che sarei dovuto andare lì, stringergli la mano e dirgli :- Lei forse non lo sa, ma è un eroe di retroguardia, uno di coloro che conoscono la terra, la sanno lavorare, producono, creano ricchezza, anno dopo anno,  e la forniscono, in forma di prodotti buoni, di legna, di grani, a tutta la comunità. Mi permetta di stringerle la mano.

venerdì 17 novembre 2017

Simil contadinesco

Così si apre questa pagliacciata. Fabbrica contadina è un ossimoro. I contadini dell'eccellenza, alcuni dei quali li frequento per il GAS, sono ostili a questo teatrino disneyano, a questo parco dei divertimenti. Rendere tutto uno spettacolino con brillantini, artificiale, divertimentificio.
Ciò distrae dalla cultura contadina, dalle difficoltà che le piccole e medie aziende contadine affrontano, con una normativa vessatoria fatta per aziende enormi, da ciò che conta che è ricostruire una qualche relazione, un qualche rapporto empatico tra mondo contadino e consumatori inurbati. Vi dicevo (!?) del contadino cattococomeriano del GAS che non può più prodursi i pulcini in proprio?! Deve andare a prenderseli col proprio pick-up in una certa azienda. Questa sarebbe una norma contro l'aviaria. Come mandare i bambini a prendere la merendina confezionata al distributore del tubercolosario per proteggerli dalla salmonella. Siamo alla follia. Avrei una bella sfilza di norme vessatorie da raccontare, che, zeloti burocrati in regione o a Bruxelles, si inventano nel loro zelo progressista “come possiamo rendere la produzione più igienica/standard/sicura/migliore/industriale/a norma/... ?”

Così si inventa questo format (il termine del lessico della scatola inquina-menti mi fa cagare ed è quindi appropriato) per cittadini in cerca di emozioni leggere pseudo contadinesche da consumare dopo l'ape o il cross-fit. Invece di andare al cinema, a spippolare sul faccialibro o al buling, si va al teatrino simil rurale. Corso di un'ora per imparare a fare il formaggio o qualcosa del genere. A me sembra talmente cretino per cretini da farmi quasi sorridere.
Dopo il Merdpo meneghino 'sto divertimentificio bolognese.

giovedì 16 novembre 2017

Asprezze materne

Lunedì sera ho tentato di parlare con mia madre. Le ho chiesto se sarebbe possibile, durante le vacanze natalizie, andare qualche giorno nella sua casa di montagna con gli _zzz. E' sempre un momento critico: mia madre ha un rapporto morboso con la sua casa, così ha sclerato anche lunedì sera.
Basta una semplice domanda “Potrebbero venire gli _zzz?” ed è iniziata una filippica via più lunga e dura ad ogni mmh del mio essere basito, ammutolito. Peraltro _zzz e _zzzino sono persone garbate, fini, ospiti encomiabili. Emerge il potere e ciò che esso porta con sé, tra cui, non ultima, la volontà di far male, anche di umiliare. Mia madre non è diversa da altri esseri umani e gli anelli del potere, per dirla tolkenianamente, stravolgono anche lei.
Inutile tentare anche solo un blando tentativo di convincimento sul fatto che la casa rimanga disabitata 48 o 49 settimane all'anno nuoce ad essa stessa. Io la considero una completa insensatezza e non sono andato al di là di questa parola, pronunciata un paio di volte. “No la casa è mia e tu con gli amici e le morose non ci vai!” è stata la risposta ripetuta ossessivamente (a questo giro è stato aggiunto “le morose”, rispetto agli scazzi precedenti). Qui non c'è raziocinio che tenga, è la psicologia a comandare, una “cosa” che condiziona mia madre invece di essere gestita da lei.
Dopo le intemperie in risposta alla mia domanda è passata oltre, quella casa rimarrà a mio fratello che mi darà la metà in contanti. Io alzo le spallucce, le eredità sono delle rovinafamiglie e, in genere, non me ne frega un pipo. Però a me piace quel luogo e il paesello remoto, poco turistico, a quella casa sono affezionato, non per il valore venale, ma per quello affettivo.
Io mi sto allontanando da tempo dal paesello, considerato che ci vado sempre meno. Anche il passaggio generazionale, a mio figlio, non si compie. UnBipedinone si rompe le palle di venire su da solo e  comprendo questa sua ritrosia.
Mia madre sa che ci tengo a quella casa e ad andarci qualche giorno all'anno. Possibilmente non da solo, visto che vivo già la gradita  solitudine per buona parte del tempo.
Non ha esitato minimamente a girare il coltello nella ferita, ribadendo, con una certa soddisfazione, che quella casa andrà a mio fratello. Ripeto: io non voglio dire una sola parola sull'eredità, l'ho sempre detto  e pensato che è giusto che ella decida autonomamente, è giusto sia così. Ciò nonostante mi ha fatto male: sono anni che spero di poterci andare con qualche caro amico alpinista.
Io sono riuscito a rimanere calmo. La, casa è sua e io devo rispetto ai miei genitori. Tuttavia i genitori non sono essere perfetti e, come scrissi in passato, l'educazione è, quasi sempre, un rapporto dialogico. Cosa posso fare? Nulla. Anche solo una garbata domanda l'ha mandata in crisi (“sclero” e “sclerare” sono neologismi ma rendono bene l'idea).
L'impotenza è  dolorosa e lo è stata anche questa volta. Io sono ben allenato alla rinuncia ma non è questa parte del mio carattere che devo ulteriormente rafforzare. A me piace una certa durezza asburgica e questa volta essa presenta i suoi aspetti meno gradevoli.
Così mi allontano.
E dalle radici trentine e pure da lei.
Sono amareggiato, addolorato.

mercoledì 15 novembre 2017

Mille miliardi

Vado a ballare un po' di meno. Un po' che proseguendo con lo studio del tango miglioro il mio livello e certe milonghe da ciniali (come dicono al di là dell'Appennino) e dimenamenti non mi attirano più, un po' per il fatto che partecipare ad alcuni eventi speciali, straordinari, come lunghe o maratone o festival rende le milonghe ordinarie, appunto, ordinarie.
Però voglio sempre bene a Flora e ai suoi due  covi milongheri, originali, creativi. Quello di San Vitale, la Milonga Sì, periodica, rimane la milonga del cuore, quella alla quale sono più legato emotivamente, con un bel tango creativo, salon, ricco, fluido, elegante. Durante la settimana frequento il Mikasa, un piccolo antro un po' oscuro, assai originale nello stile. L'atmosfera è quella di una milonga di amici, comunque con un livello alto, direi tra le due o tre  migliori della città, tra quelle ordinarie. Il posto del martedì ha una piccola e singolare clientela cosmopolita: vicina al centro, attira visitatori da tutta Italia (ieri dei visitatori di Roma), europei e anche extra continentali. Svetana, bulgara di Varna, Eli, turca, etc. . Il tango nacque ambiente cosmopolita e tuttora rimane tale. Ma la sublimazione (come la pressione elevata necessaria per la generazione dei diamanti dal carbonio) avvenne in ambienti nei quali gli immigrati erano forzati ad integrarsi, a rispettare le regole della comunità nella quale entravano, tutt'altro rispetto all'inversione grottesca attuale, razzista anti, secondo la quale sono gli ospitanti a doversi adeguare alle regole degli immigrati.
Venerdì, in un'altra milonga di bel tango salon, osservavo un bouquet di tanghere, un gruppetto di donne belle, curate, eleganti, su tacchi, vicine all'ingresso alla sala, in attesa di essere “mirate”. Curve sinuose, gambe lunghe, la grazia in corpo, sederi a mandolino. Esse sono intellettuali del corpo, possiedono una cultura coreutica “alta” e questo le rende ancora più belle. Sì, ti viene voglia di amarle tutte.

Ieri ho ballato anche con Eli, di Adana, ballerina di danza classica, principiante col tango. Certo, asprezze e imprecisioni e bisticci col ritmo. Però, nell'abbraccio, superate le distanze iniziali ed entrati un poco in confidenza, in comunanza in questo breve progetto a due, sentivo il suo cuore battere forte. Il batticuore di coloro che si affacciano a vette e precipizi del tango.
Sono passati sei anni e questo è ancora mi emoziona, mi stupisce, mi meraviglia, un piccolo cuore che batte forte sulle note di D'Arienzo o De Mare, abbandonato in un abbraccio.
Mille miliardi di euro di valore.

Nuovismo e manutenzione

Da queste parti è piovuto e pure nevicato: sulla sella della mia bici, uscito dall'ufficio, prima che la rimuovessi, c'erano cinque centimetri di neve bagnata. eravamo quasi tutti felici ed eccitati, in ufficio.

Ho bazzicato mattina e sera due stazioni della città. Le pensiline erano in uno stato pietoso, scrosci di acqua ovunque. Non parlo di grandi cose, ma di pensiline che dovrebbero proteggere i viaggiatori e non tentare di imporre loro delle docce violente e delle gimkane grottesche. Bisogna segnalarle 'ste robe (un po' come segnalare al mugnaio che c'è della farina in giro o ad uno sportivo nuotatore che l'acqua è bagnata, già). Anche nel vialetto che conduce alla mensa che bazzico spesso in pausa pranzo, una pensilina colabrodo. Pluviali e grondaie intasati, mai puliti, bucati dalla ruggine. Sono bastati alcuni centimetri di neve e una quota rilevante dei treni locali sono stati soppressi.

Il ritorno di ieri è stato, parzialmente, in auto. Buche, strade da terzo mondo, canaline piene, fossi  di scolo colmi di rifiuti (la discarica diffusa lineare, alimentata dai doni e risorse e da non pochi italiani, purtroppo, ha anche questi effetti) che traboccavano, intasati , di acqua. Intere frazioni con interruzioni della fornitura della corrente elettrica. Semplicemente le linee in collina e in montagna non hanno più la manutenzione, che consiste anche nel tagliare gli alberi o i loro rami troppo vicini alle linee aeree.

Osservo le opere in CA delle autostrade e i ferri scoperti, ossidati, mangiati dalla corrosione: evidentemente le pingui società regine del citrocapitalismo (se vi dà a noia leggete citrosocialismo, sono uno il duale dell'altro) che hanno rubato le galline dalle uova d'oro allo stato e a paesani e cittadini che le hanno pagate con le loro tasse, sono troppo impegnate a contare i miliardi di euro di utili per occuparsi della manutenzione. Non parliamo del baraccone pubblico peggiore, più nefasto, che è l'ANAS. Poi succedono brutte cose e tutti si mettono a piangere.

Il sottopasso tutto lucido di figaggine per la clientela TAV ha un tot di punti in cui lo stilicidio strideva con tutto il resto. Il lucido fuori con la merda dentro. Il sottopaso lucido o... la carta d'identità  tech uau meravigliao, lucida e kafkiana, ecco il nuovismo luccicoso...

Non parlo di tecnologie difficili, di frontiera, con problemi avanguardistici.
Parlo di cose banali come pensiline che non siano colabrodo, di pulizia delle grondaie, di gente che non getta rifiuti ovunque, di non finire in crisi per tre e o quattro centimetri di neve.
Io mi chiedo 'sto progresso trombonato da mane a sera in cosa consista.
Io non apprezzo una persona con vestiti griffati che non si lava il culo o con un dito di nero di lerciume sul collo.
Così non posso che detestare questa ostilità per la manutenzione doverosa, semplice, delle strutture e il nuovismo tecnofilo del “più nuovo, patinato e con più brillantini, fiocchetti e campanelle è più fico” che la sostiene.


Quelli sì, questi no

Ieri a Radio 24 hanno martellato, la sera, con il naufragio della nave dei bambini.
Nessuna menzione della strage del Bataclan.
Sono di fretta in questo periodo e ho sbirciato senza approfondire alcuni quotidiani in linea: ancora, molti articoli di vario genere di apologia del multi(in)culturalismo, di quanto sono brutti e cattivi libici con i migranti (il 14 dicembre p.v. scadrà l'accordo con i libici, necessario “preparare” le masse), del brutto cattivo ragazzo che fa il saluto romano in una partita della pedata emiliana, poco o nulla sul Bataclan.
La propaganda semplicemente rimuove quanto scomodoe propone quanto utile ai suoi fini.
Le centinaia di vittime francesi sono un cazzo, il GIP che NON concede l'archiviazione per il naufragio di bambini di invasori, invece, quello deve esserti martellato dalla radio confndustriale decine di volte. I bambini invasori sì, i ragazzi francesi no.
Il razzismo anti è veramente sconcertante, la propaganda in questa dittatura soft sempre più grezza e  soffocante.

venerdì 10 novembre 2017

Fortune e ipocrisie



Da lontano mi giungono i clangori del politicamente corretto sessuale. Il ciarpame, quello infimo, proprio infimo, viene sempre dagli SUA; anche questa volta. Mi ricordo ancora la campagna bacchettona del quotidiano cattocomunista, La Repubblica, mesi contro B. per le sue esuberanze sessuali. Le questioni genitali innalzate a politica, già. Non per nulla, anche in quel periodo, i ravanelli nostrani scimmiottavano i "democratici" statunitensi e il loro fondamentalismo politicamente corretto per cretini. Del resto B. che  avrebbe potuto rompere questa ipocrisia perbenista non lo fece per non scandalizzare parte dei cattolici dei quali prendeva i voti.

Ora ci sono molte donne che hanno approfittato della fortuna sulla quale sono sedute per fare carriera. Un Do ut des, ti dico bocca, fica e/o culo, tu mi fai fare carriera. Beh, non particolarmente favorevole al merito ma, tutto sommato, equo. E naturale. Da sempre è così: bellezza delle femmine e potere dei maschi. Ora che tutte 'ste attrici che, a distanza di lustri, a carriera consolidata o consumata, vengono a propinare i loro piagnistei lacrimococcodrillosi, mi dà noia.
Se non vuoi Do ut des rinunci al potere, non sei obbligata a certi scambi. Nessuno è obbligato ad alcunché non siano le proprie esigenze vitali. Men che meno sei obbligata a far carriera nel cinema, non te lo ha ordinato il medico, eh!? Mi fan sorridere pure gli eccessi opposti, quelli di Valentina Nappi, che adotta un approccio basato, ideologicamente, su un ugualismo tra generi: avvocare che le femmine la smollino, specie con i loffi, diseredati, brutti, sfigati, etc. per togliere il potere sessuale ai potenti è una controcazzata colossale.

Che questo filth, come direbbero gli anglofoni, venga proprio da quel mondo patinato, progressistoide, della sinistra al caviale, dei kompagni marxisti milionari ollivudiani, non è affatto un caso. Essi sono i più falsi, i più ipocriti e lo sono in modo dissimulato. Il peggio va sempre a braccetto e 'sta roba non farà certo eccezione.
Ora qui arriva il merdame islamico che, essendo massimamente moralista, in fatto di ipocrisie e corruzione, metterà sotto i rossastri, anche da questo punto di vista.
Del resto oggi c'è uno sciopero del venerdì. Ipocrisie... già.

martedì 7 novembre 2017

Mi ha buttato fuori

Wind mi manda, qualche giorno fa, un messaggio informandomi che una tale offerta Big Info Pillo Pallo (o qualcosa del genere) a 21.xy euro al mese, di rispondere con NO BIG  al 4033 nel caso non fossi interessato.
Che diavolo sarà 'sta  BIG Pillo Pallo? A ventun euri al mese? ma sono pazzi!? Chi ha mai chiesto nulla del genere!? A me va bene il mio contratto da dieci euri e otto centesimi al mese, 400, 400, 1G. Alzo le spallucce... ma che messaggi mandano...
Ieri scadeva il mio periodo mensile. Mi arriva un messaggio, stamani :- Come da sua richiesta l'offerta  Pillo Pallo non è stata rinnovata.
Rinnovata!? Mai acceso qualcosa del genere. Bah.
Stamani faccio una telefonata cazzabubola a meccanico e mi arriva un "Costo della chiamata: 0,47 euro".
Eh!?!?

Mi hanno buttato fuori dal contratto lasciandomi a piedi in mezzo alla pianura. Calcolando il costo della telefonata di stamattina con la tariffa precedente, è come se essa fosse passata a 270 o 300 euro al mese.
Ora devo perdere tempo per cercare altre offerte, altri contratti, etc. .
Che modi sono!?
La cosa buffa è che in questi periodi di offerte tipo '900, 900, 2G, oppure 1000, 1000, 5G etc. io NON ho cambiato contratto. A me non interessa di spremere i miei interlocutori come dei limoni, ritengo che le tariffe eque debbano essere premiate. Questo nonostante da qualche mese la copertura sulla linea ferroviaria fosse diventata, per il 60% del percorso, un vero e proprio gruviera.
Già.


Acqua... gioia!

E' una cosa istintiva, che viene su dal profondo. Sento la musica della pioggia sul tetto e torno ai tempi di infanzia, adolescenza e giovinezza nei quali il tempo era.. variabile.
Non c'erano queste fasi mostruosamente stabili, monotone di tempo fisso per mesi e mesi: sempre solatio (e siccità, come qui dalla primavera del 2016)  ma anche sempre piovoso, come nell'estate 2014 (l'estate senza sole, piovve tutti i giorni, sempre effetto del cambiamento climatico, il blocco anticiclonico era a oriente, le pianure russe e slave bruciavano dalla siccità).
Io detesto la mancanza di acqua e quindi mi ricordo i prati verdi, quando nei boschi e in montagna trovavo rii, fonti e ruscelli, il colore era il verde d'estate e il bianco d'inverno.
Piove copiosamente, ora. La mia casetta diventa il ventre, fuori l'acqua amniotica. Sarei stato a casa volentieri, accendermi il fuoco e sentire la musica dei due elementi, fuoco accanto e acqua intorno a farmi compagnia, a scaldarmi e a dissetare la mia sete, acre di sale e polvere, sete di acqua, sete di pioggia.
Domenica 29 avevo fatto una sgambata con amici nel medio appennino. Una cosa estremamente sgradevole, tutto giallo, terreno talmente secco da essere diventato crosta oppure, nel bosco, talmente secco che era diventato polvere, nessuna coerenza più.
Quasi due ore di pioggia domenica. Pensavo che nelle mie annotazioni, ormai così rare sul calendario, dovrei passare dalle generiche indicazioni "Pioggia" (sta(va) per "giornata di pioggia") a segnare il numero di quarti d'ora di pioggia: un paio nell'unico temporale di ottobre, 6 quarti d'ora il primo settembre, etc. . Come nel deserto, di fatto. Che orribile cosa! Che sciagura!

Dopo lo strombazzamento giornalistico (il sensazionalismo imperversa anche sui siti metereologici, anche quelli di una qualche serietà che campano di numero di contatti e di pubblicità) ero malmostoso dopo le due ore scarse di domenica. Zio lurido, vuoi vedere che anche questa volta... poco più di una spruzzata... dopo un anno e mezzo...
Ieri a tratti ma è continuato tutta la giornata. Mi alzavo, in ufficio, per andare alla finestra e osservare quella pioggia benedetta. Ahhh, che goduria!!
Da ieri sera, piove copiosamente.
Stamani ho visto che è tornata acqua nel fiume. C'è acqua nel fiume Mbeh, che notizia sarebbe!? Infatti... Il fiume... non più il rigagnolo marcio di reflui fognari.
Basta poco e sono felice.
Acqua... gioia!

lunedì 6 novembre 2017

_civa: fine

Quando ci eravamo visti martedì, mi ero accorto che non andava (il non l'ho aggiunto oggi, mar 7). Ero andata a prenderla alla stazione ed era arrivata completamente avvolta di lana. Sembrava vecchia. Il raffreddore  e la condizione fisica così così non è che abbiano aiutato.
Avevamo fatto una serata di cointegro insieme, aveva bisogno di alcune dritte da parte del mio istruttore. Era uscita dalla doccia (spogliatoio femminile) e indossava una puzza un profumo di caramella alla ciliegia dozzinale, dolciastro. Orribile. Quando una persona non ti piace più, leggevo, iniziano a darti fastidio i suoi odori.
Sabato 28 era arrivata a casa mia. Avevo lavorato. E me la sentivo un po' in mezzo ai piedi. Mie insofferenze. Semplicemente avrei preferito non fosse lì. Non avevo e non ho più trasporto per lei. Domenica 29 aveva tentato di spompinarmi, ma io non avevo voglia. Ci è rimasta un po' male. era venuta a casa mia mezza catorcia: ma se un* non sta bene, perché va dallo/a amante? (*). Io avevo organizzato un giro con amici la domenica mattina: ella è rimasta, io sono andato. Alla sera, era rimasto _zzz, io ero impegnato ai fornelli, ad un certo punto è andata via precipitevolmente. Non mi sentivo a mio agio - mi scrisse. Capisco.
Così l'altro ieri (sabato 4) sono andato da lei, alla sua città e le ho detto che la storia non va, non sono innamorato, non mi va di essere freddo con lei. E' stato un commiato con garbo. _civa si era accorta e non aveva una gran birra pure lei. Abbiamo così ufficializzato la relazione di buoni amici nei quali eravamo finiti.
Stasera avremo lezione di tango insieme. Io voglio bene alle mie amiche. Con loro è più semplice che con le amanti, per me.
Devo dire che ho percezione di un qualche potenziale con le femmine, in milonga. Le milonghe sono luoghi che... danno alla testa. Beh, perché resistere?
Martedì 31 ho rivisto una tanghera riminese molto carina. Ero con _civa e guardavo l'altra. Mentre ballavamo, la riminese, mi mise, leggermente, una mano sul collo, solo qualche istante, un tocco tanto garbato, molto intimo, quanto erotizzante, erotico. Ci guardavamo da una parte all'altra di quel piccolo e creativo locale.
Mi alletta molto l'idea della caccia, del mistero nemesi in sé: quando lo sveli svanisce. Sono stato un bravo, irreprensibile,  ragazzo, giovane, marito per tanto di quel tempo che... non ne ho più voglia.

La settimana enigmistica

Dunque sono alcune settimane che sono (anche troppo) piacevolmente, appassionatamente travolto dal lavoro. Anche a casa, questo fine settimana mi sono divertito a usare algebra e ingegneria per modellare una parte di sistema. che è gestita, senza voler essere cattivi, un po' alla buona, con ciascuno che si reinventa tutto da zero ogni volta.
Uno scienziato col quale lavorai e dal quale imparai molte cose, ai tempi nei quali ero ai vertici mondiali (azienda precedente) osservava questa modalità un po' naif. Per spiegare la povertà concettuale di alcuni strumenti usava una metafora efficace: è come voler scrivere un romanzo avendo a disposizione un vocabolario con venti o trenta lemmi.

Nessuno penserebbe di costruire, oggi, un edificio complesso (pensate ad un nuovo edificio civile o industriale, o commerciale) presentandosi con
  • carriola
  • badile
  • acqua
  • betoniera
  • cemento e mattoni
  • doppino di rame
  • tondini
  • interruttori per la luce
  • prese elettriche
  • tubi di varia natura
  • assi di legno.
Anche oggi sono qui a risolvere un problema, in un sistema che funziona bene ma è privo di componenti ben definite e con un livello concettuale riconoscibile. Insomma, come entrare in una centrale elettrica e cercare di capirla avendo a disposizione un libro basato solo su termini come contatore, rame, accumulatore, condensatore, ... . Si diventa matti a capire cosa faccia una certa parte. Immaginate la manutenzione. E la qualità complessiva di un grande sistema realizzato così.

Sono letteralmente sparito, da sabato pomeriggio, in un appassionante vortice di algebra e ingegneria, appunto, che ho cavalcato e domato ieri verso le 17. Poi alcune cose un po' più ordinarie, ho sistemato piccole mancanze in mio lavoro precedente.
Alle persone perplesse di come si possa avere piacere in un lavoro così cercavo di spiegare che l'ho fatto per diletto, per pura passione. Ecco, come se mi fossi passato i due giorni di fine settimana a giocare con la settimana enigmistica, travolto dalla settimana enigmistica. Sì, una sorta di settimana enigmistica matematica, ingegneristica.
Mi dà molta soddisfazione lavorare per trovare soluzioni brillanti. Ecco, io non so se questo lavoro verrà apprezzato, in azienda.
Non mi interessa neppure.


domenica 29 ottobre 2017

Oip

Questa siccità è sempre più grave.
E praticamente nessuno ha qualche percezione della gravità.
Come sto io, amante del clima atlantico, delle piogge e del verde, di rii e ruscelli che scendono dai monti? Ormai è un anno e mezzo che non piove. Settembre andato, ottobre è stato il più siccitoso dal ... .
Orribile, infausto, pessimo.

Tredici e ventisei

Penso che questa sia la pausa più lunga per questo diario. Tredici giorni...
Sono in un periodo di lavoro matto e appasionatissimo. Non sono uscito, ho saltato delle lezioni dio tango, solo lavoro, a casa e in ufficio. Lavoro in treno, a letto, in bagno, camminando.
Era un anno e mezzo che ballonzolavo intorno alla soluzione. Piano mi sono realizzato degli strumenti. Un paio di settimana fa la prima intuizione su come arrivare alla seconda versione. Poi, entrato nella nuova architettura, la seconda realizzazione che funziona ma mi lascia insoddisfatto e ora, la terza. Ventisei ore di lavoro tra ieri e oggi (quattordici ieri e dodici oggi) e finalmente ho una soluzione incapsulata, stabile, aperta alle evoluzioni future, che rimuove i tre quarti della chincaglieria esistente. Mi piace e ora sono sereno. Ora da affiancare a quella in produzione e poi, una volta stabile e corretta, la sostituirà. L'ingegneria mi piace molto.
Ho lavorato fino ad essere workaholico, a far fatica a venir via dall'ufficio o a spengere il piccio.
Mia madre mi fa :- In azienda saranno contenti...
No, perché dell'ingegnerizzazione e delle qualità non frega una cippa a nessuno. Mi hanno detto che se avessi voluto fare certe cose le avrei dovute fare a casa. E così ho fatto.
L'ho fatto solo per mia soddisfazione personale.


lunedì 16 ottobre 2017

I sani raptus



Sono in un raptus lavorativo/creativo.
Venerdì sono andato direttamente a lezione di milonga, dopo quasi dodici ore di lavoro. Mi è venuta a prendere lì. Ero cotto, abbiamo mangiato qualcosa e poi via verso casa.
In auto prende la mano, scosta la sua gonna e me la poggia sul reggicalze. Ride.
Sabato ho lavorato più di undici ore a casa. Si è riposata ma di tanto in tanto mi chiedeva fai? vieni? andiamo? Io l'avevo avvisata che sarebbe stato meglio se fosse venuta domenica...
Ad un certo punto scende dal lettone, si siede sul mobile alle mie spalle, in guepiere e reggicalze, ancora, e mi massaggia la schiena con i piedi.
Beh, io ho continuato a lavorare come un treno.
Proprio come in uno di quei siparietti con lei suspersexy e lui che la sposta che vuole continuare a giocare alla pleistescion o vedere la partita.
Il testosterone che diminuisce fa perdere i sani raptus sessuali. Devo dire che non avrei mai pensato di arrivare a questo.

Ius soli, sopra e sotto

I vertici sostituzionisti coi loro patetici tentativi moralisticheggianti hanno digiunando a cronometro (questi sono proprio grotteschi) per imporre ai meno uguali lo ius soli degli invasori di generazione 1 + n. Peraltro, non si sono più avuto notizie da quando avevo steso la bozza di questa pagina.
Nuovi "italiani" esemplari come questo bravo ragazzo "di Ferrara", questi nuovi cittadini viaggiatori esemplari, questi qui, ancora di ottima famiglia.
Piano, tuttologo, come il compagno Veronesi, dalle sue Schönbrunn ha deciso che s'ha fare.

Lo scollamento tra la società e questi fondamentalisti invasati aumenta di settimana in settimana.
Devo dire che lunedì 2 _ela la garbata, cattocattolica a mille, a lezione di tango era tutta infervorata e ripetente "Accoglienza accoglienza!" dopo le istruzioni del pontefice minimo impartite a pecoroni e pecorelle. Le pulsioni masochistiche, evidentemente, sono connaturate al genere. In quella occasione le dissi alcune cose in modo franco ed ella, poverina, disturbata, scossa dal pensiero non conforme passò imbarazzata al "Pace, pace!" tentando di abbracciarmi.
Mah.
Ma se quelli sopra sembrano pazzi (si ripete il motivo ricorrente di castalie tanto moralizzanti quanto parassitarie, che disegnano e implementano una società a scoppio, in realtà lo sono anche, pazzi, i vertici di una società implodente come la Siria mi pare non abbiano un.bilancio positivo) questi sotto sono proprio pazzi.


martedì 10 ottobre 2017

La ciccetta

Così sabato mattina ho avviato le pratiche per rendere storica la mia piccola e vecchia (ed amata) spider che ha quasi ventidue anni. La comprai, riluttante, nel 2004, da un collega che si era riprodotto e che necessitava di un'auto che avesse gli usuali cinque posti, nei quali appoggiare seggiolino per il pargoletto.  Con relativi pochi denari feci uno degli acquisti migliori della mia vita. Viaggiare nell'ambiente, con aria, odori, venti, vista, suoni, colori, davanti, a sinistra, dietro, a destra, sopra, un'esperienza emisferica. Più che spider sportiva trovo azzeccata la definizione di auto da passeggio. Ad ogni stagione calda (ho omesso il bella visto che quest'anno è stata infernale, orribile e ancora la siccità continua aggravandosi di settimana in settimana) c'è la gioia di tornare ad usarla. In effetti, con la formula assicurativa usuale, tengo sospeso il contratto, in genera da fine settembre a maggio e quindi la primavera è carica anche di voglia di usare l'amato ferro.
Ho letto che inizia ad avere un qualche valore ma del valore non me ne frega nulla. E' un po' come nel tango, del riconoscimento, della fama, non m'importa 'na cippa. Quell'auto ha un valore d'uso elevato, un design di pregio, un motore che romba e  canta i suoi cavalli, quando fatta cantare  ed è l'unica cosa che conta per me.
Io, fieramente piccolo borghese, non navigo nell'oro e quindi la manutenzione attenta  precisa e anche i costi fissi, come la tassa di possesso che, dato il motore potente è relativamente  robusta, non sono trascurabili per il mio reddito. Ma le cose importanti hanno un valore, dei costi ed è così anche questa volta.
Ora la mia vecchietta verrà certificata come tale. A parte il riconoscimento morale (forse proseguirò più avanti con il percorso ASI Targa Oro, ma ora la ciccetta ha qualche imperfezione da sistemare, in paraurti e nella cappotta, (dire che la seconda manutenzione, straordinaria, è programmata per l'anno prossimo, avrei trovato un bravo  tappezziere automobilistico che si occupa di restauri di auto storiche in una provincia vicina) avrò il beneficio del poter passare dalla tassa di possesso al bollo di circolazione (a circa un decimo del costo).
Quest'anno termicamente infernale ha avuto un riscontro anche nel numero di mesi nei quali l'ho tenuta attiva, quasi il doppio degli anni passati. Ancora fino al fine settimana prossimo, per un ultimo giro con _civa nell'Appennino bello da morire e poi a riposo, fino alla prossima stagione calda. Ripartirà l'altra benna, ora sospesa per il riposo estivo.

L'Alfa Romeo Duetto "Osso di Seppia" (che io chiamo Saponetta) è un'altro ferro che io adoro. Chissà se un giorno...




lunedì 9 ottobre 2017

Fine settimana spezzatino



Giovedì mi dice che sabato non sarebbe venuto a pranzo, avendo partita della pedata in primissimo pomeriggio. Sarebbe arrivato a casa solo dalle diciotto in poi. Venerdì sera mi dice che sarebbe uscito a cena con una. Penso agli orari dei treni, sarebbe stata un'ora e mezzo. Mi chiede di venirlo a prendere in tal posto e in tal ora. Sabato pomeriggio cambia il posto, da lì in città. Poi ancora ora.
Tutto un giorno per un'ora e mezzo... mmh: gli propongo di passare a casa di sua madre, UnBipede acconsente, decido allori di andare da _civa.

Domenica ci siamo riposati a casa, le trottole pendolari si fermano e godono attimi di stasi. Il piacere  di semplici cose, mangiare insieme, vederlo studiare, ascoltarlo un po'.
Io li chiamo fine settimana spezzatino. Da alcuni anni non riesco più a farmi un'uscita in montagna o in natura ha i suoi impegni ed è giusto che sia così. I papà servono anche ad aiutarli ad uscire dal nido e a prendere il volo.

Ora sono un motore che gira a vuoto, trovo difficile organizzare alcunché. Io ho certamente una fragilità che è quella di volere tenere bene l controllo. Sembra che ora mio figlio involontariamente mi metta alla prova proprio su questo. Da una parte sono felice di esserci come padre, egli sa che può contare su di me, il fatto di compiere il mio dovere - ho scelto io di metterlo al mondo - mi rasserena.
Ma il lunedì, non di rado, ho un ché di inquietudine, proprio il senso di essere stato un motore che ha girato a vuoto.
Forse anche l'energia ritrovata in un fine settimana con almeno un po' di stasi nel quale le batterie sono tornate cariche e che scalpita per potersi manifestare e realizzare.

domenica 8 ottobre 2017

Il kompagno evasore

Il kompagno combattente Cesare Battisti, dunque, avrebbe problemi con lo stato brasiliano per questioni di evasione fiscale.
Più o meno come quei commercianti "piccolo borghesi, squallidi evasori" che il kompagno con i kompagni proletari armati per il comunismo decisero di eliminare.
Sarebbe persino ridicolo, farsesco, se non fosse tutto vero.
Già, l'oppio marxista.

Del sabato anti uffi uffa uffi

Nell'ultimo scazzo/distonia, con _civa le avevo scritto che le donne vogliono parlare dei problemi, gli uomini vogliono risolverli. Insomma, dopo incombenze varie di sabato mattina, dopo il pranzo e un breve pisolino (che nella notte tra venerdì e sabato ero andato in milonga, un posto di bel tango artistico, di gentaccia giovane con una bella passione col tango, che studia e con risultati che si vedono, un posto che ha l'unica grave pecca dell'aria marcio-viziata - blando eufemismo) ho preso su baracca e burattini e sono andato a trovarla. Aveva organizzato, il gruppo tanghero del quale ella fa parte, una passeggiata per le vie di quella splendida e - affollatissima, ho constatato ieri - città (qualcosa come questo, ma con più coppie contemporaneamente). Io ero andato in abiti civili (non tangheri). Sotto il duomo avevo visto quella decina di coppie che avevano attirato attenzione e applausi e interessi e affascinato gli astanti. E' incredibile il fascino che il tango esercita sulle persone (anche quello un po' goffo e sgraziato di alcune coppie, ma la passione fa passare in sordina tutto il resto). All'inizio del tango subivo anche io il fascino dell'esibirmi nei luoghi – spesso tecnicamente assurdi, con fondi storti e impossibili – delle milonghe clandestine o illegali. Invece ora, non me ne frega un pipo. Il piacere del tango, come venerdì sera o ancor più nelle occasioni stratosferiche, certe pomeridiane o eventi festiva o maratone, in giro per l'Italia (l'Europa arriverà quando arriverà) è tale da minimizzare quello esibizionistico, della fascinazione.
Insomma, la signora _civa voleva un segno di attenzione e io le ho dato un segno di attenzione, che sono orso sì ma con una parte tenera sotto. Io uso il sabato anche per ricaricarmi e dunque non ne avevo proprio voglia. Poi la bella giornata e l'idea di fare due passi in quella bella città sono stati buoni stimoli. Del resto bisogna investire in una relazione, metterci anche un po' di impegno, altrimenti si affloscia subito e io non è che ne abbia proprio bisogni di afflosciamenti rapidi.
Insomma, dopo il pippone “voglio vita di coppia [ma tu no]” e un'incomprensione, mi trovo a seguirla anche nella milonga serale che avevano organizzato. Ho ridacchiato e le ho detto che ero andato lì per stare con lei ma che avrei, - ahah - fatto il sacrificio di adeguarmi ai suoi voleri e che ho un credito, ora (una giornata in coppia sì ma nella società, come piace a me, che non ho voglia di isolarmi e sulla quale ella uffi uffa uffi c'ho voglia di vita di coppia).
L'ho punzecchiata ed ella rideva sotto i baffi. Insomma la mia voglia di vita sociale è più verde e più giusta della tua.
Ma va bene così.
Ah, dimenticavo...
Beh, ieri, ho visto un paio di tizie con le quali mi sarei aggrovigliato volentieri, Devo dire che il testosterone non è completamente sparito. Con una, danzatrice di danza contemporanea e pure tanghera, con le terga che sono belle come il Cupolone di San Pietro, ho ballato una tanda di milonga di scintille, io con le scarpe da ginnastica e jeans e t-shirt che non volevo ballare quella sera.
Io so io ho la netta sensazione che io le piaccio e io so che ella sa che lei mi piace.
Il tango è bello anche per questo, sublimi, arrivi ad un certo punto e poi, lasci perdere, rinunci allo svelare il mistero che è nemesi in sé.


(via santango)